A cento anni dalla nascita di Karol Wojtyla, è doveroso raccontare uno dei luoghi simbolo delle sue vacanze estive montanare in Comelico. La Val Visdende è Il luogo che lui definì “Tempio di Dio” e “Inno al Creatore”, dove il tempo sembra essersi fermato in una dimensione non ben definita tra passato e presente, dove mucche e cavalli pascolano indisturbati sui suoi immensi prati e boschi, in equilibrio con la presenza dell’uomo. I pochi abitanti di questa valle sono parte integrante dell’ambiente e investono anima e corpo per far sì che questo luogo rimanga nel tempo e per le generazioni future, sempre meraviglioso come fu donato a loro. Ecco che in questo racconto attraverseremo questa valle, non molto rinomata, ai confini tra Veneto, Friuli e Austria e saliremo in quota, toccando otto malghe, tutt’ora attive, per poter ammirare dall’alto uno spettacolo che solo la Natura sa regalarci.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 01
Partenza: Parcheggio della Locanda Da Plenta
Tappe Intermedie: Malga Chivion, Casera Antola di Sopra, Casera Chiastelin, Casera Manzon, Casera Cècido, Casera Campobon, Casera Dignàs
Arrivo: Tour ad anello, si ritorna al punto di partenza
Distanza totale percorsa: 30 km
Dislivello: +930 m, -930 m
Tempo: 8 ore circa
Difficoltà: Escursionisti Esperti (EE)
Percorribile con bambini: No, data la lunghezza importante del tragitto, se si vuole completarlo in giornata e alla luce del Sole è bene avere un passo sostenuto e fermarsi lo stretto necessario.
Tipo di fondo: prevalentemente strada sterrata, alcuni tratti di sentiero alpino su prati. in discesa da Casera Dignàs su strada asfaltata.
/!\ ATTENZIONE 1/!\: questi luoghi sono stati duramente colpiti, ormai quasi due anni fa, dalla Tempesta Vaia, che ne ha modificato enormemente l’aspetto. Gli abitanti della Valle fin da subito si sono prestati interamente per ripristinare l’ambiente e renderlo da subito ospitale per i turisti, sta a noi quindi, attraversarlo con immensa cura e rispetto. Le foto e i sentieri potrebbero non corrispondere allo stato odierno delle cose dato che questo trekking l’abbiamo fatto qualche anno fa.
/!\ ATTENZIONE 2/!\: Data la lunghezza del tragitto si consiglia spassionatamente di:
1 – partire di buon mattino, in modo da essere di ritorno prima di sera;
2 – tenere conto di partire con condizioni meteo ideali (in caso di necessità e emergenza, ricordo che toccheremo delle malghe che sono ricoveri di pastori con le loro greggi e mandrie, non dei rifugi alpini);
3 – tenere conto del fatto che in Val Visdende l’unico operatore telefonico che garantisce copertura di campo è TIM.
La Val Visdende è facilmente raggiungibile dalla Strada Provinciale 355 che da Santo Stefano di Cadore conduce a Sappada. Passato San Pietro di Cadore, si attraversa l’abitato di Presenaio, dove dopo qualche centinaio di metri, si scorgerà di fronte una galleria e sulla sinistra un ponte che attraversa il fiume Piave. Le indicazioni comunque non mancano anche per il Camping Val Visdende. Non passiamo la galleria e attraversiamo il ponte dove scorgiamo un bel cartello che ci ricorda che stiamo entrando nei luoghi simbolo di San Giovanni Paolo II. La strada ci porta attraverso i suoi bei tornanti e ponticelli, risalendo il corso del torrente Cordevole, nel cuore della valle, dove seguiamo le indicazioni per il Ristorante Da Plenta.
Qui la strada asfaltata termina e lascia spazio ai boschi e ai sentieri e quindi non ci resta che incamminarci lungo la via n.170 che si addentra da subito nei fitti boschi di larici secolari della Val Visdende.
Il sentiero, di mattina presto, è fresco e profuma di muschio e corteccia bagnata e quindi ci regala un piacere immenso percorrerlo, anche quando ci presenta tratti con un dislivello più impegnativo.


Affrontare questi trekking di lunga durata, spesso e volentieri, risulta essere complicato per lo più dal punto di vista psicologico, proprio per il fatto che il traguardo pare sempre lontano. Inoltre la gestione delle energie e della fame non sempre è cosa di poco conto, per questo è sempre bene affrontare una camminata di questo tipo con lo spirito giusto, godendo passo dopo passo dell’ambiente che si attraversa, rimanendo sempre in ascolto del nostro corpo.
Dopo un’ora abbondante di cammino e una bella sequenza di tornanti, ecco che il bosco inizia a diradarsi e piano piano iniziano a comparire di fronte a noi dei bei prati. Passato quindi il bivio con il sentiero che porta al Passo dell’Oregone, ecco che in lontananza compare la prima tappa del nostro percorso, la Malga Chivion.


Ci troviamo a 1749 m, il nostro obiettivo è quello di raggiungere quota 2000 m per una passeggiata più rilassante, quindi, dopo un veloce saluto al malgaro decidiamo di proseguire verso la seconda malga.
Camminiamo per un’altra oretta, il dislivello è minimo ma sempre positivo e l’ambiente ormai è quasi privo di conifere alte, come si addice a queste quote. Ci gustiamo quindi prima i bei prari del col della Varda a destra e a sinistra, oltre la val d’Antola, sotto di noi, iniziamo a scorgere quello che ci attenderà proseguendo il nostro cammino. Ma volgiamo lo sguardo nuovamente dritto verso di noi e il sentiero, dopo un’ampia curva verso destra ci conduce ai ruderi della Casera Antola di sotto, leggermente fuori dalla nostra traiettoria, e poco dopo, alla Casera Antola di sopra a 1880 m.



Da qui iniziamo a scorgere la cima del Monte Pietra Bianca e tutta la cresta del confine tra Italia e Austria, che seguiremo parallelamente col nostro sentiero, a quota più bassa; questo magnifico paesaggio ci farà compagnia da qui in avanti.

La prossima Malga da raggiungere è la Chiastelin, a un’altra ora di cammino da Casera Antola che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle. Il sentiero in questo tratto si stringe un po’ e presenta alcuni tratti con esposizioni leggere sui pendii della Val Antola, coperti per lo più da pini mughi. Affrontiamo anche un dislivello più marcato rispetto al tratto precedentemente percorso, ma tutto sommato, l’arrivo alla quarta tappa avviene senza grossi problemi.


La Casera Chiastelin è la prima delle malghe poste in quota lungo il sentiero 170, ed é situata in buona posizione in quanto gode di una bella veduta sul versante Ovest del Monte Peralba e da qui si inizia a scorgere la Val Visdende in tutta la sua bellezza.
Carichi per aver raggiunto questo traguardo ci accontentiamo di un po’ di cioccolata e desiderosi di spingerci ancora più in là non ascoltiamo i morsi della fame e ci rimettiamo in marcia.



Il sentiero costeggia il versante Sud del Col Chiastelin riprendendo l’aspetto da carrettiera sterrata che aveva all’inizio. L’aria è pura, il silenzio è interrotto soltanto a tratti dai fischi delle marmotte e ad un tratto scorgiamo più in giù rispetto al sentiero, un bel gregge di pecore che pascola vicino a Casera de le Drotele che non viene conteggiata nell’itinerario perchè richiederebbe uno sforzo aggiuntivo per scendere dalla quota guadagnata in precedenza e poi riprenderla per ritornare sulla via.
Avanziamo ancora e il sentiero segue la bella ansa che il torrente Val Carnia ha scavato nei millenni scendendo lungo la valle omonima, partendo dal Monte Vancomun.
Il panorama da qui in poi è un susseguirsi di emozioni. Qualunque sia la parte che si decida di osservare lascia senza fiato. A destra i bei prati verdi che salgono fino alla cresta di confine che taglia di netto il bel cielo terso, e a sinistra, quasi mille metri più in basso la Val Visdende in tutta la sua interezza, dove riusciamo a scorgere perfino le automobili parcheggiate e in movimento sulle varie strade che la attraversano.


Intontiti da questa meraviglia raggiungiamo in men che non si dica e anche in leggera discesa, Malga Manzon che è la malga che più si espone sulla Val Visdende come in un terrazzo naturale per permettere a tutti di ammirare la bellezza della valle sottostante.


Viviamo un misto di sensazioni tra stupore, fatica, voglia di andare sempre più in là per vedere una malga nuova per non lasciare mai questo posto, ma con la consapevolezza che ogni malga raggiunta è un passo in più verso la via del ritorno.
Ed è così che ritorniamo a seguire il sentiero che inizia fin da subito a riguadagnare quota, ma mai in maniera esagerata, per portarci ai 2000 m di Malga Cècido dove la pace più assoluta regna da padrona incontrastata soprattutto per il fatto che la malga non è in uso. Qui solo il raglio di un simpatico asinello che ci saluta e il brusio di un aliante che solca il cielo sopra le nostre teste fanno da diversivo.


Ci soffermiamo a gustare ancora per un po’ dall’alto la meraviglia della Val Visdende dato che ormai siamo a buon punto, la giornata è splendida e il tutto vale la pena di essere vissuto a pieno.
Proseguendo lungo la nostra via delle malghe, con leggeri sali scendi, raggiungiamo in brevissimo tempo Casera Campobon dove il paesaggio inizia a cambiare, il bosco si avvicina e la quota cala sempre di più. Questa infatti è ormai la penultima malga del nostro itinerario.

Dato che questa malga è abitata ma non fa servizio alla clientela, non ci soffermiamo più di tanto e iniziamo la discesa verso l’ultima tappa.
In tre quarti d’ora di discesa e attraversando in simpatico gruppetto di mucche al pascolo, raggiungiamo Malga Dignas, la più turistica delle otto malghe che abbiamo incontrato. Questa infatti è un agriturismo a tutti gli effetti dove ci si può fermare a pranzare magari con un piatto caldo di polenta funghi e salsiccia.



Nonostante l’odore invitante che esce dalla cucina, abbiamo i nostri panini ancora nello zaino e poiché da qui in poi lo sforzo fisico sarà limitato rispetto a quello fatto fino a qui, decidiamo di sfruttare gli spiazzi verdi e di sederci a pranzare anche noi.
Da qui in poi la strada che ci riporterà alla macchina e che chiuderà l’anello, sarà tutta asfaltata, salvo un tratto in mezzo al bosco per cui è vietato abbassare la guardia.
Ci rimettiamo dunque in cammino, scendendo attraverso i boschi secolari della valle, seguendo la strada asfaltata, fino alla ormai dismessa Locanda Alpina, dove si taglia verso sinistra nel bel prato frequentato da numerosi cavalli e poi con un ultimo tratto in mezzo al bosco sbuchiamo al parcheggio della locanda Da Plenta, dove ritroviamo la nostra automobile.

Sono passate 8 ore da quando siamo partiti e le nostre gambe hanno macinato una trentina di chilometri.
La soddisfazione per aver concluso un tour così, che viene consigliato di solito per le mountain bike, è tanta, come la fatica del resto; però aver potuto godere di questa bellezza in tutta serenità, passeggiando attraverso una natura incontaminata, e qui è il caso di dirlo, è stata un’opportunità unica e irriperibile che ti tocca nel fisico ma anche nello spirito. Sono passati alcuni anni da quando abbiamo effettuato questo trekking, ma ogni passo e ogni istante trascorso lungo questo sentiero è rimasto impresso nella mia mente.



Sto pensando che nel lontano 1959 io , Giuseppe De Zolt (avevo 10 anni) ero in malga “Jastlin ” a lavorare , pesavo il latte di una settantina di mucche, il casaro era originario del friuli ” era sordo” e c’erano due pastori uno da Campolongo ” Giuti ” e uno da Costalta non ricordo il nome, che bei tempi , veramente.
"Mi piace""Mi piace"
Grazie mille Giuseppe per aver condiviso questo ricordo di vita passata in questo luogo stupendo!
"Mi piace""Mi piace"