Da quando abbiamo iniziato frequentare Agordo, il suo centro, la sua gente, la sua vita, abbiamo macinato tanti di quei chilometri girovagando in lungo e in largo per le Dolomiti, ma una cosa più di tutte ci ha sempre attirato e affascinato: quella maestosa croce bianca, li in alto che ti osserva da quando, in auto, arrivi a Le Campe e prosegui fino al Broi di Agordo. Per tanto tempo l’abbiamo osservata e ammirata e spesso ci siamo interrogati su quale fosse la via per raggiungerla. Siamo entrati in confidenza con molte persone del luogo e abbiamo capito che raggiungerla non è un semplice trekking, è una sorta di battesimo delle montagne che ogni agordino, prima o poi compie, tramandando di padre in figlio una narrazione quasi mitologica che svela i segreti di questi sentieri. Dopo un lungo periodo di studio e attesa del momento propizio, eccoci, finalmente siamo pronti per conquistare il Mont’Alt de Framont, simbolo per eccellenza di Agordo e dell’agordinità.
Cartografia: Tabacco, 1:25000 Foglio 25
Partenza: Malga Framont (1575 m)
Tappe intermedie: Nessuna
Arrivo: Croce di vetta del Mont’ Alt di Framont (2181 m)
Distanza totale percorsa: 9 km
Dislivello: +790 m; -760 m
Tempo: 3 ore e 50 minuti A/R, soste incluse
Difficoltà: Medio (E)
Percorribile con bambini: Questo trekking è sicuramente impegnativo per dislivello e consiglio di affrontarlo con ragazzi dai 10 anni in su.
Tipo di fondo: Misto, su erba, sassi e rocce, sottobosco, terriccio instabile, conformazione tipica dei sentieri alpini.
Come già spiegato nel trekking che da Malga Framont porta al Rifugio Carestiato (qui), si parte da Malga Framont, situata 900 m sopra Agordo e raggiungibile in auto direttamente dal centro, seguendo le indicazioni stradali a partire dall’ingresso del Pronto Soccorso di Agordo stessa. Anche in questo caso, ribadisco il consiglio di essere al punto di partenza di buon mattino per evitare il più possibile di incrociare mezzi in discesa dalla strada che porta alla malga.
In una bella mattina fresca di Ferragosto, ci presentiamo alle 6.30 nei pressi di Malga Framont, dove il cielo non proprio limpido, inizia a tingersi di giallo e arancione con i primi raggi del sole che timidi cercano di fare capolino da dietro il San Sebastiano (2488 m) e il Tamer (2496 m).

In malga ovviamente sono già operativi e il bestiame è già al pascolo; noi ci indirizziamo sull’unico sentiero ben visibile, che è la naturale continuazione della strada che ci ha portato fin qua su, quello con segnavia 552.
Questo sentiero, dapprima largo, su fondo erboso, procedendo sempre in salita, va via via a stringersi attraversando zone boschive alternate a slarghi pratosi da cui è possibile soffermarsi ad ammirare a Nord la parete verticale della Moiazza Sud e tutto attorno, da Est a Sud la catena delle Dolomiti di Zoldo e quindi quelle Bellunesi.


Con passo deciso, in meno di mezz’ora arriviamo al congiungimento con l’Alta Via n.1 sul sentiero 554, ben indicato da un cartello e, seguendo le indicazioni per Lastia e Mont’alt de Framont, proseguiamo verso sinistra.

Ancora in costante salita, seguiamo il sentiero che si snoda sotto al bosco, tra radici, pietre e terra, ci conduce senza troppi patemi, in circa 20 minuti di cammino ad un bel capitello ligneo, all’inizio di un pendio erboso, in cima al quale si riesce a distinguere, con la Luna ancora alta nel cielo sullo sfondo, la Forcella del Camp (1933 m).


Da qui la vista si apre quasi completamente e sembra di essere in un altro mondo. Immediatamente sotto di noi, la Busa del Camp dove è possibile notare la Casera del Camp, quest’anno non in utilizzo, con alle spalle il Col Valoriet (1988 m), mentre voltandoci da Ovest verso Sud possiamo notare la grade spianata inclinata della Lastia di Framont (2294 m) e subito alla sua sinistra la larga salita erbosa che conduce alla croce del Mont’ Alt, tra l’altro già visibile da qui ad occhio nudo, che sarà la nostra meta.


Abbandoniamo quindi il sentiero 554 e continuiamo sullo stretto sentiero alla nostra sinistra, reso scivoloso dalle piogge delle sere precedenti, che ci fa perdere rapidamente quota. Attenzione, non dobbiamo scendere alla Busa del Camp, quindi il nostro obiettivo è quello di mantenerci il più possibile vicini alla parete che abbiamo sulla nostra sinistra.
Tuttavia il sentiero è ben battuto e i segnavia di certo non mancano quindi le possibilità di sbagliare sono minime: si prosegue naturalmente con la meta sempre davanti a noi, facendo qualche zig-zag tra rocce, sassi, alberi e pini mughi, sempre in costante salita.

Sfruttiamo qualche pausa per girarci ad ammirare il paesaggio: ci troviamo su una verde e stretta vallata a V che porta lo sguardo direttamente sulle imponenti torri Sud del Monte Civetta, Torre Trieste (2458 m), Cima della Busazza (2894 m), Cima de Toni (3040 m).


Da quando abbiamo lasciato Forcella del Camp, sono passati circa 40 minuti e ci troviamo nei pressi di Forcella Sejere (2003 m), non completamente visibile da dove siamo noi, ma possiamo scorgere una traccia che da essa si congiunge al nostro sentiero (in effetti le nostre guide agordine di fiducia ci avevano avvisato che volendo si sarebbe potuto raggiungere la croce anche dalla via direttissima che da Malga Framont sale con pendenza massima).

Qui ci troviamo di fronte ad un tratto in cui il sentiero lascia un po’ di incertezza per la conformità rocciosa del suolo sul quale ovviamente non è facile distinguere la traccia, ma bisogna essere bravi a non farsi ingannare dalla via che sale dalla forcella altrimenti ci si ritroverà a dover affrontare una discesa a dir poco proibitiva. Con un po’ di calma e attenzione si prosegue salendo sul tratto di roccia che c’è davanti a noi, e spostandoci un po’ verso destra ecco che si scorge subito, inchiodato al tronco di un larice, il cartello che indica la via corretta da seguire.

Passato questo punto il sentiero è nuovamente di facile intuizione, le uniche cose a cui dobbiamo pensare sono: gestire le forze per affrontare la pendenza che aumenta sempre di più e ammirare le stelle alpine che aumentano e vista d’occhio sui prati che via via andiamo ad attraversare. (Mi raccomando, la stella alpina è un fiore protetto, ammiratela, fotografatela, ma lasciatela li, non raccoglietela!👨🏻🏫)


Stringiamo i denti e passo dopo passo vediamo la croce che si avvicina sempre di più, la vegetazione si fa via via sempre più rada e il sentiero inizia davvero a mettere a dura prova le gambe.

Un ultimo sbarramento di pini mughi da superare ed eccoci finalmente in cima, la croce che per tanto tempo abbiamo ammirato dal Broi di Agordo ora è qui affianco a noi!

Ovviamente la vista da qua su è a dir poco sensazionale, peccato per il cielo che si è sempre più coperto. Da qui dominiamo, con terrazzo a strapiombo su Agordo, l’intera conca agordina, dal Passo Duran, le vette zoldane e più in fondo le Dolomiti di Sinistra Piave, fino alla Valle San Lucano che si incunea, selvaggia tra la parete Nord del Monte Agner (2872 m) e le Pale di San Lucano (2409 m), sulle quali, con un po’ di attenzione, si può scorgere il caratteristico Bivacco Bedin a 2210 m). Verso Sud la vista si spinge veramente in la, su tutte le vette delle Dolomiti Bellunesi tra cui la Schiara e il Pelf e il Gruppo del Cimonega, fino a Le Vette sopra la Val Noana, laterale della Val Cismon. Un colpo d’occhio davvero pazzesco.




A fianco a noi, un gruppo di base jumpers si gode fin troppo lo spettacolo con pazzeschi salti nel vuoto con la tuta alare (tipiche scene sottotitolate “don’t try this at home” 😨😱).

Restiamo per un po’ in contemplazione di questa meraviglia, lasciamo una dedica nel libro di vetta, ancora un po’ di foto e un goccio d’acqua e ci rimettiamo in marcia per tornare a casa.

Il ritorno scorre tranquillamente, sulla stessa via dell’andata, facendo attenzione a non inciampare nei tratti più pendenti e dosando bene le energie per risalire a Forcella del Camp.


Così, in meno di un’ora e mezza, eccoci di nuovo a Malga Framont, dove ci fermiamo a recuperare le energie con dei gustosi assaggi di formaggi di capra. Ottimi anche portati a casa!

Ritorniamo a casa e orgogliosi di quanto fatto lo raccontiamo subito ai nostri vicini agordini doc, che con lo sguardo misto tra gioia e stupore si complimentano con noi per la nostra piccola “impresa”!…Ora anche noi, come ogni agordino che si rispetti, possiamo dire di essere saliti alla Croce del Framont!💪🏻
