Le Dolomiti Agordine: da passo Duran al Rifugio Carestiato

Un passo molto apprezzato dai ciclisti per la sua capacità di metterti sempre alla prova, un rifugio posto a guardia del fronte Sud del Monte Civetta, ai piedi della Moiazza, sopra la conca agordina. Iniziamo ad addentrarci nel cuore delle Dolomiti Agordine partendo dal Passo Duran alla scoperta del Rifugio Bruto Carestiato.

Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 25

Partenza: Dal parcheggio del Rifugio Tomè al Passo Duran (1601 m)

Tappe intermedie: Nessuna

Arrivo: Rifugio Bruto Carestiato (1834 m)

Distanza totale percorsa: 5 km andata e ritorno

Dislivello: +180 m, -180 m

Tempo: 1 ora e 40 minuti all’andata, un po’ meno al ritorno

Difficoltà: Escursionistico (E)

Percorribile con bambini: Sì anche se il tratto iniziale potrebbe scoraggiarli subito, è importante dare loro subito gli stimoli giusti. Non percorribile con passeggino da trekking data la presenza di punti di pendenza impegnativa, consigliato lo zaino portabambini

Tipo di fondo: All’inizio sentiero attraverso prati e bosco, la maggior parte, fino al rifugio, su strada sterrata larga

Partendo da Agordo, seguendo le indicazioni stradali che, passando per il comune di La Valle Agordina, portano al passo Duran, parcheggiamo nei pressi del Rifugio Tomè a 1600 m, che assieme al Rifugio San Sebastiano sono i punti di riferimento per chi attraversa il passo.

Rifugio Tomè
Rifugio San Sebastiano

Uscendo dal rifugio Tomè, dopo esserci caricati con un buon cappuccino, scorgiamo subito la segnaletica che, su segnavia CAI 549, ci conduce al Rifugio Carestiato.

Neanche il tempo di rompere il fiato e subito il sentiero si dimostra poco generoso facendoci guadagnare subito buona parte del dislivello di questa camminata, attraversando un bel prato fiorito ma su fondo di terra rossa friabile e poco puntellata con scalinetti di legno.

Sentiero CAI 549 che parte dal parcheggio del rifugio Tomè

Fin da subito il panorama è dei migliori, infatti siamo nel punto di giunzione tra la valle Agordina, dove gli attori principali sono il Monte Agner e le Pale di San Lucano, e la val Zoldana campeggiata dal Monte Pelmo. Subito alle nostre spalle invece, troviamo il Tamer e la cima di San Sebastiano.

Panorama a Est sul gruppo dell’Agner
Panorama a Ovest sul Pelmo
Il Tamer e il San Sebastiano alle nostre spalle

Dopo un tratto attraverso un bel prato, il sentiero entra nel bosco di conifere, sempre in ripida salita, sfruttando le radici degli alberi come scaletta per poi sbucare in poco tempo su una strada sterrata ben più agevole.

Radici che fanno da scalette

Proseguiamo quindi verso sinistra, seguendo le indicazioni che troviamo lungo il sentiero, attraversando bei scorci di bosco e di prati, arricchiti da fontanelle in legno e vecchie casere in disuso. Il sentiero in questo tratto è per lo più in salita, più dolce rieptto al tratto iniziale però, con leggeri sali scendi che ci conducono a ridosso delle pareti scoscese della Moiazza, dove possiamo ammirare le sue guglie, ambite da tutti gli scalatori.

Bivio, verso sinistra si prosegue per il rifugio
Fontanella di legno
Sentiero che si snoda tra bosco e prati, sempre largo e sterrato
Prati e vecchi ricoveri
Vista sul Tamer e San Sebastiano con una vecchia malga in primo piano
Le Pala del Bo (2129 m) che costeggia il sentiero

Qui il sentiero si fa più ciotoloso attraversando un breve tratto di ghiaione che nei secoli, dalla Pala del Belia (2295 m), si è formato, scendendo lungo un vallone che attraversiamo, mai pericoloso e mai impegnativo, mantenendo sempre la larghezza della carreggiata per i fuoristrada che servono il rifugio.

Ghiaione che scende dalla Pala del Belia

Rimanendo col naso all’insù dopo aver ammirato le guglie della Moiazza, verso Ovest, tra la fitta boscaglia, iniziamo a scorgere il rifugio sopra un terrazzo naturale e questo ci indica che il sentiero ci farà sudare gli ultimi metri.

Guglie della Moiazza
Il rifugio Carestiato si scorge in lontananza tra gli abeti

Infatti il dislivello torna a farsi impegnativo ma mai complicato ed ecco che dopo tanti sforzi, il rifugio Carestiato, a 1834 m, circondato da una bella area semi pianeggiante, si presenta a noi.

Come immaginato già dagli ultimi tratti del sentiero, il rifugio è posto su un bel pianoro che permette di ammirare un panorama unico. A Ovest infatti, come se fosse a due passi da noi, vediamo il Mont Alt e la Lastia di Framont con la croce degli agordini sulla cima. A Sud-Ovest possiamo ammirare dall’alto tutta la vallata agordina e ad est, maestoso, ammiriamo ancora meglio il monte Pelmo.

La Lastia de Framont
Il rifugio Carestiato a ridosso della Moiazza

Il rifugio, tutt’attorno, è circondato da bei pini mughi e qualche abete e notiamo subito nelle sue vicinanze altri sentieri che portano a questo luogo: a sud il sentiero 548 che sale direttamente da Agordo, a nord est il sentiero 554, parte della famosa Alta Via delle Dolomiti n.1, e a nord il sentiero che porta alla impegnativa ferrata Costantini.

Indicazioni per Agordo e per il rifugio Vazzoler, in fondo, la conca agordina
Panorama verso Sud

Gli spazi attorno al rifugio non sono ampissimi ma sono sufficienti per accogliere un buon numero di persone, per riposarsi e per far rilassare anche i più piccoli.

Dopo aver goduto del panorama, di un gustoso dolce della casa e della bella aria fresca che ci circonda, decidiamo di rimetterci sulla strada del ritorno, uguale a quella dell’andata che, in termini di tempo, risulterà più breve dato che sarà in discesa.

Giunti al passo Duran, data la bella giornata decidiamo di rinfrescarci con una bella bibita fresca al rifugio San Sebastiano e di rilassarci ancora un po’ in questo angolo di paradiso distesi sul prato nei pressi della chiesetta degli Alpini, facilmente riconoscibile per il tricolore che le sventola accanto.

Chiesetta degli alpini al passo Duran

In conclusione, questa passeggiata è ottima per chiunque voglia passare una giornata in mezzo alla natura, perchè sa coniugare paesaggi dolci come i boschi freschi e profumati e i bei prati e il paesaggio più aspro fatto di rocce impervie, regalandoci sempre panorami unici come solo ogni angolo delle nostre Dolomiti sa fare. Anche i bambini, dai più piccoli ai più grandi, saranno contenti di questa escursione.

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