Due perle incastonate all’interno del Parco Naturale di Paneveggio, due laghetti di origine glaciale che ricoprono grande importanza per dal punto di vista storico, naturalistico e archeologico, tutta la zona infatti è stata teatro degli scontri della Prima Guerra Mondiale, ma già nel Mesolitico fu zona di insediamenti di cacciatori che, lavorando la selce, costruivano utensili per la caccia e per le faccende di tutti i giorni. Non per ultimo per importanza è una zona abitata da molte specie animali e le varietà di piante che possiamo trovare è molto grossa. Tutto questo a mezz’ora dal Passo Rolle, a portata veramente di tutti.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 22
Partenza: Da Passo Rolle nei pressi di Malga Rolle
Tappe intermedie: Nessuna
Arrivo: Rifugio Colbricon (1927 m) e laghetti
Distanza totale percorsa: 6,74 km andata e ritorno
Dislivello: +160 m, -170 m
Tempo: 1 ora e mezza all’andata raggiungendo Passo del Colbricon (1908 m) e aggirando i laghetti, mezz’ora per il ritorno
Difficoltà: Turistico (T)
Percorribile con bambini: Sì, ottimo banco di prova per i più piccoli che iniziano a camminare in montagna. Non percorribile con il passeggino da trekking il giro dei laghetti in quanto il sentiero prende la conformità di sentiero alpino.
Tipo di fondo: Sentiero ciotoloso e in mezzo al bosco fino ai laghetti e poi tra rocce, erba e zone umide
Giunti nei pressi dell Passo Rolle da Paneveggio, scorgiamo subito sulla sinistra la Malga Rolle e parcheggiamo la nostra automobile su uno degli spiazi che troviamo lungo la strada.

Dopo una capatina alla Malga Rolle per un piccolo rifornimento, senza troppi problemi troviamo l’imbocco del sentiero sulla destra della strada, con segnavia n. 14-348.

Il primo tratto, un po’ in discesa, è una strada sterrata di servizio che, all’ombra del Cimon della Pala, ci accompagna al vero attacco del sentiero, alle porte della Foresta di Paneveggio.

Da qui in poi il sentiero è sempre in dolce salita e accompagna il visitatore, attraverso un fondo ciotoloso, in un mondo che sembra fatato, dove gnomi ed elfi sembra possano sbucare da ogni punto da un momento all’altro. Questo paesaggio è un punto di forza se lo si percorre con i più piccoli, perchè può facilmente fare da spunto per i genitori per inventarsi fiabe da raccontare come incentivo per la camminata, oppure può indurre a curiosità nei bambini i quali affronteranno il sentiero senza far caso alla parte “fisica”.

Ad ogni modo questa camminata va presa veramente con tranquillità in quanto si tratta di un breve sentiero da mezz’ora di cammino, quindi anche i bimbi più svogliati possono percorrerlo senza creare troppi patemi d’animo ai genitori.
Ritornando alla passeggiata, il sentiero ci accompagna in modo delicato alla scoperta di un bosco dalle forme e dalla luce surreale per poi farci sbucare, all’improvviso, di fronte al Colbricon, con ai suoi piedi i due laghetti che gli fanno da specchio. Qui tocchiamo il punto più alto del trekking (2010 m).

Il sentiero scende subito di poco verso il Rifugio Colbricon (1927 m), una bella costruzione in pietra naturale che quasi si mimetizza nell’ambiente che lo circonda, dando quel tocco di caratteristico all’intero paesaggio.

Costeggiamo, seguendo il sentiero, il più grande dei due laghetti e incontriamo i primi cartelli informativi che raccontano la storia dei ritrovamenti degli insediamenti mesolitici indicati nell’introduzione, permettendoci di portare a casa non solo un bagaglio paesaggistico, ma anche un arricchimento culturale di conoscenza del territorio dolomitico.




Tra diversi saliscendi, mai impegnativi, il sentiero ci porta fino al Passo del Colbricon a 1908 m, da dove si può scendere verso malga Ces, ma noi ci giriamo e ritorniamo sui nostri passi per raggiungere e aggirare anche il secondo e più piccolo laghetto. Ci troviamo a passeggiare attraversando una distesa enorme di pini mughi e rododendri e ad attraversare dei piccoli tratti di roccette attraverso tratti acquitrinosi, accompagnati in lontananza dalla parete Sud della Marmolada.





Aggirato completamente anche il secondo laghetto e dopo aver rovesciato il nostro punto di vista, iniziamo a tornare verso il rifugio affrontando brevi tratti di salita in mezzo al boschetto circostante. Proprio nei pressi del rifugio, seduti su un bel pendio verdeggiante con la miglior vista che si può chiedere, togliamo gli zaini e ci addentiamo i nostri bei panini.


Terminato il tempo del riposo e del gioco ritorniamo sui nostri passi e zaini in spalla facciamo ritorno, attraverso il sentiero dell’andata, alla nostra automobile.

Questo trekking, data la sua breve durata, potrebbe essere snobbato da molti, ma una volta arrivati ai laghetti le possibilità per allungarsi sono molteplici. Ad esempio si può salire a cima Cavallazza e poi scendere con percorso ad anello, oppure si può scendere a malga Ces.

La cosa più importante però è che questo luogo d’incanto è accessibile veramente a tutti e sarebbe un peccato se così non fosse. Inoltre i bambini passeranno una bellissima giornata immersi nella natura senza senza dover cedere allo sconforto a causa della fatica.


