Le Cinque Torri sono uno dei simboli per antonomasia della conca Ampezzana e delle Dolomiti tutte. Questi 5 speroni di roccia incastonati su un pianoro ai piedi dei monti Nuvolau e Averau, sono racchiusi all’interno di un contesto unico, dove a fargli da cornice, c’è il gruppo delle Tofane a Nord Ovest, il Cristallo e il Sorapis a Nord e la Croda da Lago e il Lastoi di Formin ad Est. Essi, al loro interno, racchiudono un intricato labirinto di trincee, ancora oggi percorribili, scavate dall’Esercito Italiano durante la Prima Guerra Mondiale che, assieme a quelle del Lagazuoi, del Sass de Stria e del Forte Tre Sassi, compongono il più grande Museo all’aperto sulla Prima Guerra Mondiale. Oltre all’interesse storico-culturale-naturalistico, la zona spicca anche per l’interesse culinario, infatti i vari Rifugi, Nuvolau, Averau, Scoiattoli e Cinque Torri, fanno parte del circuito Cortina Delicious che, ogni anno, vizia i palati dei più grandi trail runners ma anche di semplici escursionisti come noi.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 03
Partenza: Dal parcheggio del Rifugio Bai de Dones (1889 m)
Tappe intermedie: Nessuna
Arrivo: Rifugio Scoiattoli (2255 m)
Distanza totale percorsa: 8 km andata e ritorno
Dislivello: + 370 m, – 370 m
Tempo: 1 ora e mezza abbondante all’andata, un po’ meno al ritorno.
Difficoltà: Escursionistico (E)
Percorribile con bambini: Sì, il sentiero si addice anche per i più piccoli. Il tratto delle trincee ai piedi delle Cinque Torri è tutto una scoperta e ogni passo sarà da incentivo per farne un altro, specie dai 5 anni in su. Per la conformità del sentiero il passeggino da trekking è da escludere. Lo zaino porta bimbi ovviamente non ha nessuna contro indicazione. Con pazienza, caramelline, cracker e acqua, anche i più piccoli possono riuscire ad affrontare questo trekking.
Tipo di fondo: Sentiero in mezzo al bosco su terra battuta, poi un tratto asfaltato e nella zona delle trincee sentiero alpino su fondo sassoso.
Dato il periodo, il rifugio è ancora chiuso e quindi siamo obbligati a lasciare l’auto nei pressi della sbarra che chiude la via al parcheggio della seggiovia.

Raggiungiamo quindi a piedi il piazzale antistante il Rifugio Bai de Dones e, mantenendo la seggiovia e le piste da sci alla nostra destra, ci dirigiamo verso il bosco, dove troviamo subito i cartelli con i segnavia: noi dobbiamo seguire il sentiero CAI n. 425.

Non ancora completamente addentrati nel bosco, attraverso un bel prato su fondo morbido, dopo 5 minuti di cammino, incontriamo subito il bel laghetto Bain de Dones (in italiano Bagno delle Donne) dove molte leggende coprono di fascino questo grazioso specchio d’acqua. La più nota narra che le Anguane buone, donne che vivono vicino ai laghi e alle sorgenti, la cui bellezza è deturpata dai piedi di capra, aiutassero le donne che passavano di lì, a farsi belle o, addirittura, a rimanere incinte, qualora si fossero fatte un bagno nelle poco profonde acque del laghetto. Un’altra leggenda vuole che, data la riservatezza del luogo, in questo laghetto le donne del posto venissero a lavarsi lontane da occhi indiscreti e da qui il nome di “bagno delle donne” Bain de Dones in ladino ampezzano appunto.

Proseguiamo la nostra passeggiata seguendo il sentiero che, costeggiando il laghetto e regalandoci ancora qualche bello scorcio di questo specchio naturale su cui il Monte Averau si riflette, inizia ad addentrarsi nel bosco.

La salita è leggera e in mezz’ora scarsa raggiungiamo il Valon Scuro a 1890 m dove c’è il bivio con il sentiero 424 che ci condurrebbe al Rifugio Peziè de Parù, ma noi proseguiamo sul 425. Da qui in poi la salita inizia ad aumentare e il sentiero si fa ancora più bello, facendoci attraversare praticelli, ruscelli e tratti di dislivello agevolati da belle scalette in legno, a volte anche naturali sfruttando le radici degli alberi. Durante questo tratto attraverso il bosco, non possiamo fare a meno di notare l’abbondanza di piante che questo territorio offre. Si nota da subito una gran moltitudine di Cypripedium calceolus o meglio note come “scarpetta della Madonna”, passando per gli innumerevoli cespugli di rododendri in attesa di fiorire e di piante di mirtillo pronte a regalare frutti a volontà.



Dopo diverse soste per far rifiatare i nostri più piccoli esploratori, giungiamo all’innesto del sentiero 425 sulla strada asfaltata che, partendo da poco più sotto rispetto al Rifugio Bai de Dones, consente di raggiungere il Rifugio Cinque Torri comodamente in automobile. Sebbene la salita continui, il grado di pendenza è decisamente inferiore rispetto ad alcuni tratti attraversati poco fa nel bosco e questo fa sì che i più piccoli possano rifiatare e che il resto della compagnia possa rilassarsi un po’, gustando il panorama sulle Tofane che tra gli abeti inizia ad aprirsi.


Ad un tratto, a poche centinaia di metri dal Rifugio Cinque Torri, scorgiamo il cartello della variante del sentiero 425 che ci permette di giungere ai piedi delle Cinque Torri attraversando il bosco lungo le trincee della Prima Guerra Mondiale.
Dato il buon piglio con cui la compagnia si è ritrovata a questo punto della camminata, decidiamo di proseguire lungo questa via, dopo esserci un po’ documentati sul cartello presente all’imbocco del sentiero.


Ora la salita inizia a farsi impegnativa soprattutto per i più piccoli, ma dopo un breve tratto attraverso il bosco, iniziano le pietraie che piano piano, attraverso anche qualche residuo di neve, iniziano a portarci nel vivo delle Trincee. Attraversiamo questi corridoi formati da muretti a secco con un misto di emozioni: un po’ di soggezzione, ammirazione verso chi ha eretto quest’opera, eccitazione ma anche dolore pensando a cosa ha portato alla costruzione di tutto ciò che noi, oggi, solchiamo in una tranquilla giornata di sole.

Passiamo a fianco a delle grotte, utilizzate come ricoveri di armamenti o di soldati e in alcuni tratti, a causa dei grossi cumuli di neve ancora presenti sul fondo del sentiero, siamo costretti a uscire dalla trincea stessa per avanzare.


Dopo una serie di arrangiamenti per poter proseguire col nostro itinerario, il sentiero ci conduce su un bel pianoro che fa da terrazza a 360 gradi su tutto il paesaggio che ci circonda. La vista spazia, con imbarazzo della scelta dal Lagazuoi, verso le Tofane per cadere sulla conca ampezzana e restare rapita dall’eleganza del Monte Cristallo e dalla delicatezza del Sorapis; subito poi restiamo colpiti dal Lastoi de Formin e dalla Croda da Lago. Alle loro spalle il Re Antelao vigila possente e nella nostra immediata vicinanza la Torre Grande ci accoglie in questo mondo tutto particolare, fatto di meraviglie uniche al mondo.




Il nostro intento sarebbe quello di seguire il sentiero per aggirare verso Ovest le Cinque Torri, ma, come spiegato prima, siamo stati costretti dalla neve a dirottare il nostro trekking verso Est, in direzione Rifugio Cinque Torri seguendo le indicazioni presenti lungo il sentiero.
Attraversato agevolmente, ma prestando attenzione e con passo fermo, qualche tratto innevato, il sentiero ci porta immediatamente dietro al Rifugio, mantenendoci però in quota e quindi, decidiamo di non scendere, ma di proseguire verso il Rifugio Scoiattoli, dove ad attenderci ci sarà un panorama mozzafiato.

Nonostante il sole inizi a picchiare, anche i piccoli esploratori sono decisi a raggiungere la meta prefissata, quindi, con tutta la tranquillità del caso, costeggiamo la Torre Grande su un bel sentiero in leggera salita, con vista sul bel pianoro del monte Nuvolau (2575 m) e sulla cima del Monte Averau (2649 m).

Ora il sentiero inizia ad allargarsi e i versanti che stanno ai piedi delle Cinque Torri, brulicati da rocciatori, si fanno più morbidi, con bei prati dove in qua e in la si scorge qualche escursionista fermo a pranzare al sacco e a rilassarsi.

La salita non molla, ma ora il nostro obiettivo è lì a un palmo di mano, vedere il Rifugio Scoiattoli (2255 m) ci da la carica che serve per affrontare l’ultimo tratto di salita e poterci sedere sul suo plateatico a godere dell’immensità della natura. Appena arrivati volgiamo lo sguardo alle nostre spalle ed ecco che un quadro meraviglioso si presenta davanti ai nostri occhi, le Cinque Torri nella loro interezza, a pochi passi da noi. Le parole non bastano a descrivere cosa si prova al cospetto di un tale capolavoro, le immagini parlano da se’.


Avremmo voluto soffermarci di più per rilassarci qui in alto, in questo contesto da favola, ma le nuvole minacciose e un vento per niente amico hanno fatto sì che optassimo per mangiare i nostri panini, terminare le foto di rito e rimetterci in marcia verso la via del ritorno nel più breve tempo possibile.

Per tornare all’automobile scegliamo la stessa via dell’andata, con l’unica variante la discesa verso il Rifugio Cinque Torri per non ripercorrere la via delle Trincee.

Nonostante la visita un po’ “mordi e fuggi”, giungere ai piedi di questi colossi di pietra è sempre un’emozione unica, come lo è attraversare questi boschi e solcare queste zone che ci fanno sentire orgogliosi ma soprattutto fortunati di vivere nella nostra meravigliosa terra che è il Veneto.


