Un’Alta Via tra le più famose della Val di Fassa e non solo. Un trekking lungo ma non snervante, che attraversa luoghi meravigliosi con panorami mozzafiato, toccando tutta una serie di rifugi in cui Accoglienza è la parola d’ordine. Ci troviamo al cospetto del Sasso Piatto, sotto alle sue pendici, sulle orme del principe elettore di Sassonia Federico Augusto III, che amava le Dolomiti e amava trascorrere del tempo su questi sentieri per rillassarsi. Questa è la Val di Fassa, questo è il sentiero Federico Augusto. Seguiteci!
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 06
Partenza: Dal parcheggio della funivia Col Rodela a Campitello di Fassa
Tappe intermedie: Rifugio Col Rodela (2484 m), Rifugio Des Alpes (2400 m), Rifugio Friedrich August (2298 m), Rifugio Sandro Pertini (2300 m), Rifugio Sasso Piatto (2300 m), Malga Sasso Piatto (2300 m), Rifugio Micheluzzi (1860 m), Baita Fraines (1600 m)
Arrivo: Tour ad anello, si ritorna al punto di partenza
Distanza totale percorsa: 14,5 km senza contare la salita con la funivia
Dislivello: +311 m, -1230 m
Tempo: 8 ore e 20 minuti
Difficoltà: Escursionistico (E)
Percorribile con bambini: Il tragitto di per sè è molto lungo ma i bambini più grandi, dai 5 anni in sù, possono avventurarsi in questa passeggiata meravigliosa. Assolutamente non è fattibile con il passeggino da trekking ma vale sempre la possibilità di utilizzare lo zaino portabimbi.
Tipo di fondo: Dalla cabinovia fino al rifugio Federico Augusto su strada sterrata, da lì in poi fino al rifugio Sasso Piatto su sentiero alpino attraverso roccette e terra battuta. La discesa verso la Val Duron è attraverso sentiero in mezzo al bosco e su strada sterrata. Da lì in poi, verso Campitello su strada dal fondo misto.
Scendiamo con la nostra automobile, dal Passo San Pellegrino per addentrarci nella Val di Fassa dove, una volta raggiunto il delizioso centro di Campitello, ci dirigiamo verso il parcheggio della funivia Col Rodela che ci porterà in quota, al punto di partenza del nostro trekking.
Durante il tragitto in funivia, ammiriamo il panorama sulla Val di Fassa che mano a mano che saliamo diventa un crescendo di meraviglia. Giunti alla stazione di monte, possiamo ammirare dall’alto tutta la valle e il possente ghiacciaio della Regina Marmolada.

Raggiungiamo subito il Rifugio Des Alpes (2400 m) dove è possibile ammirare i numerosi paraglider che si lanciano in voli mozzafiato col parapendio.

Data la vicinanza, la bella giornata e la voglia di scoprire un panorama più ampio, decidiamo di imboccare la breve ma molto ripida strada sterrata che porta al Rifugio Rodela, in cima al Col Rodela (2484 m). Anche se questa deviazione non era prevista nel planning del tour, la fatica fatta è stata subito ripagata una volta in cima. La visuale a 360 gradi è meravigliosa spaziando dai massicci del Sella e della Marmolada fino all’Alpe di Siusi e su tutta la Val Gardena e oltre.




Non ci dilunghiamo più di tanto anche se il posto lo meriterebbe, ma i chilometri da percorrere sono ancora tanti e non abbiamo ancora cominciato a macinarli. Scendiamo dal Col Rodela e puntiamo, sempre in discesa su tratti sterrati e pavimentati, alla prima vera tappa del Sentiero Federico Augusto e cioè il Rifugio omonimo, Friedrich August.

Qui una figura enorme di Yak, posta all’inizio del sentiero, ci accoglie e ci fa capire che questa terra è particolare proprio per la presenza, nei pressi del rifugio, di un allevamento di questi particolari bovini, che possiamo ammirare al pascolo nei prati circostanti.

Un’altra figura importante che ci accoglie in questo rifugio è la statua lignea proprio del principe di Sassonia, in tenuta alpina, col dito indice volto verso l’alto che incarna quello che è il motto di ogni escursionista: “sempre più in alto”.

Il rifugio si presenta molto carino e accogliente e decidiamo di entrare per ricaricarci dalla sfaticata fatta sul Col Rodela con una gustosissima fetta di torta.

Ripartiamo seguendo il sentiero 4-557 che scorre sotto i piedi del massiccio del Sasso Piatto, attraverso un bel versante verdeggiante, dove oltre agli Yak, pascolano sereni anche alcuni Alpaca.

Il sentiero si presenta piacevole, su terra battuta, a volte un po’ stretto ma mai pericoloso ed esposto. Seguendo dolci saliscendi, attraversando freschi torrentelli, ammirando il panorama e i bei cespugli di pini mughi, raggiungiamo in un’ora e mezza il Rifugio Sandro Pertini (2300 m), che sorge come una bella capanna di legno, in mezzo ad un boschetto di pini mughi e roccette, sotto le pareti strapiombanti del Il Dente (3000 m) e del Sas da Mesdì (3081 m) che fanno da anticamera alla cima del Sasso Piatto (2958 m).


Un piccolo momento di riposo per scattare qualche foto e raccogliere il timbro del rifugio e ci rimettiamo subito in marcia, con la voglia matta nel cuore di veder sbucare dietro la prossima curva il corno maestoso dello Sciliar, simbolo dell’Alpe di Siusi.
Da qui in avanti il sentiero inizia a prendere una connotazione più alpina, con fondo più sassoso, alcuni tratti ghiaiosi e altri caratterizzati da belle scalette in legno per agevolare le salite. Ormai i prati alla nostra destra stanno lasciando spazio alla roccia pura del Sasso Piatto, facendoci avvicinare così tanto quasi da permetterci di toccarla con la mano.
Giunti su un bel pianoro ecco che si mostra ai nostri occhi, a 2300 m, a cavallo dello Jouf de Fascia, il modernissimo Rifugio Sasso Piatto e alle sue spalle, a fargli da cornice, i Denti di Terra Rossa e lo Sciliar, imponente con il suo corno.


Ancora poco, gli ultimi sforzi, attirati da questo bellissimo paesaggio e l’obiettivo è raggiunto. Finalmente possiamo toglierci gli zaini ed entrare nel Rifugio Sasso Piatto per poter pranzare con un gustosissimo piatto di carne alla brace o con un ottimo piatto unico di prelibatezze tipiche.


Per il dolce optiamo per la Malga Sasso Piatto, posta più in basso rispetto all’omonimo rifugio, che è sulla via del ritorno, ma prima dedichiamo del tempo per rilassarci sul bel prato all’esterno del rifugio, ammirando i meravigliosi massicci che ci circondano.


Torniamo quindi sui nostri passi e scendiamo alla malga per degustare una stupenda ricotta fresca con la marmellatina ai lamponi.


Col palato addolcito ci rimettiamo sulla via del ritorno seguendo il sentiero CAI 533. Chiedendo permesso alle mucche, il sentiero ci accompagna attraverso verdissimi prati fino ad addentrarsi nel bosco, scendendo con decisione verso la Val Duron. In questo tratto, consiglio di stare vicini ai propri piccoli perché vuoi per stanchezza, vuoi per la pendenza del sentiero non proprio amichevole, potrebbero scoraggiarsi. Procedere a zig-zag o col metodo “tacco-punta” aiuta sempre e da sicurezza anche a loro.



Dopo quest’ultima fatica il sentiero esce dal bosco sui bei prati della Val Duron e percorrendo ancora un po’ di discesa, raggiungiamo il Rifugio MIcheluzzi a 1850 m, dove ne approfittiamo per assaggiare una deliziosa coppa di yogurt con i frutti di bosco, allietsti dal rumore dello sgorgare delle acque del Ruf de Duron.



Riprendiamo la marcia, sempre in discesa, lungo la via sterrata, a tratti anche rinforzata da cemento data la pendenza, che segue il sopraccitato torrente che via via si fa più impetuoso attraverso orridi scavati in mezzo al bosco. Incontriamo quindi a metà della discesa la bella Baita Franes a 1600 m, luogo di ritrovo conviviale per la gente del posto.

Ci soffermiamo soltanto per fare il timbro sul Passaporto delle Dolomiti dei bambini e procediamo rapidi in discesa verso Campitello. Da qui al parcheggio della funivia ci separa ancora mezz’ora di cammino.

Iniziamo ad entrare nel centro abitato di Campitello e la giornata inizia a tingersi dei colori del tramonto di Agosto, rendendo ancora tutto più bello e riempiendoci i cuori di gioia per la bella giornata trascorsa.
In conclusione, questo è un tour che rifaremmo altre cento volte, la lunghezza e la fatica vanno in secondo piano grazie alla bellezza dei paesaggi che abbiamo attraversato e per le emozioni cha ci ha saputo regalare passo dopo passo nel percorrerlo. Ottimi anche i punti di appoggio, ognuno con la sua particolarità sanno accogliere e deliziare chiunque, c’è solo l’imbarazzo della scelta.



L’ha ripubblicato su Benessere Bio-Vegane.
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