Una valle verdissima, incastonata come uno smeraldo nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, tra bellissimi tremila, al cospetto della Regina. Un luogo dove storia, natura e tradizione si uniscono per dar vita ad un ambiente strepitoso, dove un sussegguirsi di emozioni ci accompagnano passo dopo passo, scoprendo scenari sempre nuovi. Anche i più piccoli saranno coinvolti grazie alla mucca Ombretta e le sue storie e curiosità su questa valle incantata. Non siete curiosi di vedere cosa c’è dietro il fitto bosco della Locia de Contrin? Allora zaini in spalla e venite con noi ad attraversare la Val Contrin.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 06
Partenza: Parcheggio della funivia Ciampac presso Solagna (1566 m).
Tappe intermedie: Locia de Contrin (1736 m), Malga Cianci (1835 m)
Arrivo: Rifugio Contrin (2016 m)
Distanza totale percorsa: 11,5 km
Dislivello: +500 m, -500 m
Tempo: 3 ore totali andata e ritorno, sosta al rifugio esclusa
Difficoltà: Escursionistico (E)
Percorribile con bambini: Dal parcheggio fino alla Locia de Contrin, c’è buona parte del dislivello complessivo dell’intero trekking (circa 300 m) e questo potrebbe risultare stancante per i bambini più piccoli e meno abituati a camminare. In compenso c’è la possibilità di prendere la navetta per percorrere questo tratto, prenotandosi telefonicamente qualche giorno prima. Superato questo tratto però, il trekking potrebbe essere percorribile con passeggino da trekking anche se non me la sento di consigliarlo in pieno, data la pendenza che si dovrà affrontare da Malga Cianci al Rifugio Contrin. Nessun problema con zaino portabimbo oppure si può lasciare camminare i bambini più volenterosi.
Tipo di fondo: Il sentiero è una strada sterrata sempre larga che attraversa prima il bosco e poi la Val Contrin fino al Rifugio, senza mai percorrere tratti pericolosi.
Partiti di buona mattina, attraversiamo il Passo Fedaia in automobile e ammirando il ghiacciaio della Marmolada, in tutto il suo splendore, scendiamo verso la Val di Fassa, dove, prima di entrare a Canazei, ci fermiamo a Solagna, e parcheggiamo alla stazione di valle della cabinovia Ciampac. Caricati tutti gli zaini in spalla, percorriamo la strada che costeggia il parcheggio e naturalmente si immette nel sentiero CAI con segnavia 602 e si immette immediatamente nel bosco.

Oltre ai segnavia del CAI, sono da subito presenti i cartelli del Rifugio Contrin e della simpatica storia della mucca Ombretta che ci accompagnerà per tutta la passeggiata.


Tra un tornante e un altro, spezziamo ogni tanto la monotonia di questo tratto, sfruttando le molteplici scorciatoie e rifiatando leggendo le storie e le curiosità della mucca Ombretta. Con un po’ di pazienza, caramelle e merende, tra i rami degli abeti, arroccatta su uno sperone sopra ad un tornante, la Locia de Contrin è conquistata e le porte sulla Val Contrin si aprono davanti ai nostri occhi.






Da qui in avanti, su pendenza quasi nulla, ad ogni passo che facciamo, il paesaggio cambia e si mostra sempre di più nella sua bellezza. Tenendo sempre il corso del Rio Contrin alla nostra sinistra, iniziamo ad intravedere tra i rami degli alberi, una alla volta, La Cima Ombretta (3011 m), il Sasso Vernale (3058 m) e poi la muraglia dell’Ombretola (2931 m), del Palon de Jigole (2775 m), che da qui si estende fino al Passo San Nicolò racchiuso tra il Col Ombert (2670 m) e il Sas de Roces (2612 m), preceduti dalla Cima dell’Uomo (3010 m) col suo ghiacciaio.

La passeggiata prosegue piacevole, attraverso i bei prati fioriti, rimanendo praticamente in quota, a 1770 m circa, per un’oretta, facendoci gustare tutte le meraviglie che questa valle ha da offrire, come uno smeraldo verde incastonato nella roccia dura.

Di interesse storico sono i resti del forno per la produzione della calce e i più piccoli continuano ad essere accompagnati dalla mucca Ombretta con le sue storie e i suoi giochi.
Ad un tratto il sentiero attraversa il Rio Contrin, e portandosi sulla sua destra orografica, che è la nostra sinistra, inizia ad aumentare la pendenza conducendoci da li a breve a Malga Cianci (1835 m) dove facciamo solamente una breve sosta per raccogliere il timbro.


Data la giornata particolarmente calda ne approfittiamo per rinfrescarci con un po’ di acqua e, recuperate le energie, ripartiamo verso la nostra meta, seguendo il sentiero che via via aumenta la sua pendenza, rendendosi ostico soprattutto per i più piccoli. La nota positiva è che gli ampi spazi appena attraversati iniziano a rinchiudersi nuovamente all’interno del bosco e quindi, perlomeno, non dobbiamo camminare completamente sotto al Sole.
Ancora mezz’ora abbondante di cammino ed ecco che, come in una bolla d’aria che si apre attraverso la vegetazione, appare il Rifugio Contrin, bello con i suoi ombrelloni rossi sopra il basamento di pietra, protetto dalle pareti verticali del Gran Vernel.

La storia di questo rifugio è singolare e fa capire in che luogo ci troviamo, dove oggi noi cerchiamo svago dalla vita di tutti i giorni, più di 100 anni fa giovani ragazzi sacrificavano la loro vita per difendere il nostro paese.
A fine Ottocento, qui venne costruito dall’Alpenverein di Norimberga il Contrinhaus, un rifugio destinato agli escursionisti, ma occupato dal comando austriaco della guarnigione a difesa della valle durante la Prima Guerra Mondiale. Il 6 settembre 1915, venne distrutto da un colpo di mortaio diretto dal Comandante Arturo Andreoletti. Alla fine della guerra, il rifugio venne donato dalla SAT all’ANA, di cui lo stesso Andreoletti era presidente e fondatore, e fu proprio per suo volere che, nel 1923, il rifugio venne ricostruito e, nel 1926 inaugurato, ospitando la settima Adunata Nazionale degli Alpini.

Subito dietro c’è il caseggiato annesso, costruito tre anni dopo al Rifugio e intitolato ad Efrem Reatto, medaglia d’oro al valor militare nella Guerra di Etiopia. Tra le due costruzioni, su di una collinetta, troviamo una bella cappellina, costruita nel 1930, in onore dei caduti della montagna, sorvegliata dalla statua di San Maurizio, protettore degli Alpini, con lo sguardo rivolto verso la loro casa, il rifugio Contrin, appunto.


Dalla cappella in poi, il paesaggio si apre nuovamente con una grande vallata incastonata tra il Gran Vernel e le Cime di Ombretta che porta alla Malga Contrin (2011 m) e prosegue fino a sotto la parete Sud della Marmolada, maestosa con i suoi campanili che scendono a picco sulla Valle Ombretta, al di la del Pas de Ombreta a 2702 m.



Dopo aver ammirato tutte queste bellezze, decidiamo di sederci ad un tavolo all’aperto e deliziati da un buon piatto di polenta, formaggio, funghi e salsiccia, rimaniamo ancora per un po’ qui a caricarci le pile sotto al Sole e a godere di questo panorama spettacolare.
Il ritorno verso il punto di partenza avviene per la stessa via dell’andata, ma adesso, davanti ai nostri occhi un’altra meraviglia ci riempie il cuore. A fare da padroni al panorama infatti adesso ci sono da sinistra verso destra, il Sasso Piatto (2958 m), il Sasso Lungo (3181 m), il Col Rodela (2484 m), il Passo Sella (2244 m) e il Gruppo del Sella, avvolti dalla bella luce d’orata del tardo pomeriggio.




Raggiungiamo le automobili stanchi ma con gli occhi e il cuore carichi di gioia e di meraviglia. Come sempre la realtà va oltre le aspettative, vivere questi paesaggi di persona fa provare cose che una foto o un testo non potranno mai replicare, ma noi siamo fortunati e queste meraviglie ce le abbiamo a portata di mano e sarebbe un peccato tenersi questo tesoro tutto per sè, per questo le raccontiamo nel miglior modo possibile.




Un pensiero riguardo “Sulle orme della Mucca Ombretta: viaggio attraverso la Val Contrin”