Alle pendici del Monte Civetta sull’Alta Via n.1: Il rifugio A. Sonino al Coldai

Il monte Civetta, oltre alle sue vie di ascesa per esperti, offre la possibilità di percorrere i suoi versanti in lungo e in largo attraverso i suoi torrioni di pietra, ammirando il panorama e più da vicino la sua bellezza. Il sentiero su cui vi accompagneremo oggi è uno di questi, dal tipico sapore alpino, per veri amanti della montagna e dei luoghi impervi. Percorremo un tratto della famossissima Alta Via n.1 e dell’altrettanto nota Transcivetta, sotto l’occhio attento del monte Pelmo, addentrandoci nel versante Nord del Civetta. Zaini in spalla e gambe calde che si parte!

Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 15

Partenza: Parcheggio a pagamento di Piani di Pezzè, vicino alla stazione di monte della cabinovia che parte da Alleghe. Poi cabinovia che da Piani di Pezzè porta a Col dei Baldi

Tappe intermedie: Casera Pioda, chiusa (1816 m)

Arrivo: Rifugio A. Sonino al Coldai (2132 m) e ritorno al parcheggio

Distanza totale percorsa: 8,06 km

Dislivello: +220 m, -710 m

Tempo: 2 ore soste escluse

Difficoltà: Escursionistico (E)

Percorribile con bambini: I nostri, sia grandi che piccini hanno dimostrato grande interesse per questa tipologia di sentieri più “alpini” e hanno percorso il trekking con grande entusiasmo e senza badare troppo alla fatica. Dai 3 anni in su, con l’esperienza e l’aiuto di mamma e papà si può fare. Per i più piccoli è assolutamente vietato l’utilizzo del passeggino, mentre è OK lo zaino portabimbi.

Tipo di fondo: Dalla stazione di monte di Col dei Baldi, fino a Malga Pioda, su mulattiera larga e sterrata. Da Malga Pioda in poi su vecchia strada più stretta, a tratti pavimentata. L’ultimo tratto per raggiungere il rifugio è attraverso roccette con tratti leggermente esposti.

Ci dirigiamo, in una bella mattina soleggiata verso Alleghe dove, salendo con l’automobile ai Piani di Pezzè, decidiamo di raggiungere Col dei Baldi con la cabinovia, direzione lago Coldai.

Vista sul lago di Alleghe dai Piani di Pezzè

In men che non si dica, raggiungiamo quota 1922 m del Col dei Baldi dove, scesi dalla cabinovia, veniamo subito rapiti dal panorama che si apre ai nostri occhi: a destra il massiccio nord del Civetta con le Cime di Coldai (2403 m) e girando in senso orario possiamo ammirare il Sasso Bianco (2407 m) la Marmolada (3343 m), quindi il gruppo del Sella, il Col di Lana (2452 m), l’Averau (2649 m) e il Nuvolau (2547 m), fino al gruppo del Mondeval (2455 m) e al più vicino Pelmo (3168 m), che ci accompagna con lo sguardo dietro di sè, oltre la Val del Boite, ad ammirare la cima maestosa dell’Antelao (3264 m).

Appena scesi dalla cabinovia a Col dei Baldi
Panoramica sul Monte Cermin e sul Mondeval
Il Rifugio Col dei Baldi

Ci riprendiamo un attimo da tanta bellezza e iniziamo la nostra camminata, seguendo il sentiero con segnavia CAI 561, in leggera discesa inizialmente e poi più decisa, avvolti dai verdissimi prati fioriti e da un venticello freddo che inizia a sferzare le nostre facce.

Prati fioriti
Ampi prati verso la Val Fiorentina

Raggiungiamo in mezz’oretta di cammino, Malga Pioda a 1816 m, struttura ormai non più utilizzata per la caseificazione del latte ma soltanto come ricovero per le greggi durante il periodo estivo.

Malga Pioda

Data l’insistenza del vento ne approfittiamo per coprirci meglio infilando i nostri windshields e proseguiamo in salita lungo il sentiero 556.

In salita da Malga Pioda, sul sentiero 556

Il sentiero, inizialmente dal fondo in terra battuta e leggermente sassoso, si snoda sul bel versante erboso Nord-Est ai piedi del Civetta, attraverso qualche abete e vegetazione bassa fatta di profumati pini mughi e graziosi rododendri nani in fiore che, con le loro macchie fucsia danno un bell’impatto visivo, in contrasto con il verde intenso dell’erba.

Il sentiero avanza tra prati fioriti e un bosco rado
Bei rododendri nani colorano di rosa la montagna
Paesaggio rustico salendo il sentiero

Tra un tornante e l’altro sono presenti delle scorciatoie che permettono di tagliare un po’ il tragitto. Noi, con nostra grande sorpresa, le percorriamo tutte su richiesta dei nostri piccoli camminatori, anche la più impegnativa, che ci proietta dai pascoli alla roccia nuda. Ci troviamo quasi a 2000 m e alla nostra sinistra il paesaggio è meraviglioso, dove lo sguardo scende liberamente lungo il versante sotto ai nostri piedi verso Palafavera per poi risalire sul massiccio del Pelmo dove, tra i suoi boschi, si vede distintamente il sentiero 472 che conduce al Rifugio Venezia.

Scorciatoia oltre i tornanti del sentiero originale

Continuiamo la nostra ascesa, sempre su fondo roccioso, ammirando il panorama che si apre sempre più, passo dopo passo verso Pecol, avvicinandoci, quasi sembra di toccarli, ai Torrioni delle Zolere, oltre la strettissima Val de le Ziolere.

La vista sul monte Pelmo e sotto Palafavera e più giù Pecol

Il sentiero inizia a farsi più impegnativo e stretto, ma nonostante questo e l’insistenza del vento e le nuvole minacciose che hanno iniziato a coprire il cielo, i nostri piccoli non demordono e proseguiamo con dei bei zig-zag attraverso massi e rocce, fino ad arrivare, dopo una bella strettoia con scalini naturali di roccia, su un pianoro che è il punto di arrivo della teleferica per gli approvvigionamenti del rifugio.

Ultimo tratto di salita
Vicino ai Torrioni delle Zolere

Ci troviamo avvolti in un anfiteatro di roccia e il Rifugio A. Sonino e lì a poche centinaia di metri che ci aspetta.

Il Rifugio A. Sonino al Coldai

Come detto all’inizio del racconto, il nostro obiettivo era quello di raggiungere il Lago Coldai per fare un bel pic-nic sulle sue sponde, godendo di un po’ di sole caldo. Purtroppo, giunti al rifugio, la giornata si è rovesciata rispetto a com’era quando siamo partiti e quindi, vento, freddo e rischio pioggia, ci hanno fatto optare per un pasto caldo in rifugio a favore della salute dei nostri piccoli.

Il rifugio, di costruzione tipica dei rifugi di alta montagna, è piccolo, bello, caldo e accogliente e nonostante la folla di quel giorno, riusciamo in poco tempo a sederci e a gustare un buon piatto di uova patate e speck o di polenta col formaggio fuso per ricaricare le energie spese.

Anche se ogni tanto il sole faceva timidamente capolino tra le nuvole, una volta usciti dal rifugio, le nostre speranze di riuscire a fare qualche foto in velocità al lago sono state letteralmente spazzate via dal vento che continuava a soffiare, freddo, con insistenza.

Un po’ tristi ma con il pretesto nel cuore per dover ritornare in questo luogo fantastico, ci dirigiamo verso la discesa, lungo lo stesso sentiero della salità, facendo attenzione al fondo sassoso e scivoloso, e gestendo il via vai di gente in coda e in salita che continuava a popolare il sentiero.

Superata la parte più impegnativa della discesa, decidiamo di non seguire le scorciatoie fatte all’andata, ma di percorrere il sentiero originale per evitare scivoloni indesiderati. Questa scelta si è rivelata azzeccata perchè ci ha permesso di apprezzare, in alcuni tratti, la bella conformazione del sentiero, col fondo paviementato a pietra, proprio per fungere da strada di collegamento.

In discesa verso Malga Pioda, col Pelmo alla nostra destra, in fondo l’Antelao

Addentrandoci via via nei prati, raggiungiamo Malga Pioda e decidiamo di non tornare a Col dei Baldi ma di scendere ai Piani di Pezzè a piedi, attraverso la traccia della pista da sci che in inverno abbiamo percorso più e più volte.

In discesa sulla pista da sci verso Piani di Pezzè
Un bel tabià

Da qui in meno di un’ora raggiungiamo i Piani di Pezzè, attraverso un bel bosco e bei tabià, affrontando le ultime pendenze della pista da sci, dove ad attenderci c’è una buona merenda alla Baita Gran Civetta.

Quasi arrivati ai Piani di Pezzè

Appena si ripresenterà l’occasione e con una giornata più sicura di quella trascorsa, di sicuro torneremo per ammirare il lago Coldai, che non potrà che essere la ciliegina su una torta che fin qui è stata meravigliosa.

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