Lo storico sentiero Viel dal Pan, tradotto, Via del Pane, è un’antica alta via commerciale che permetteva lo scambio di merci tra la val di Fassa e la val Cordevole, considerata, più sicura e veloce delle vie sul fondovalle. Qui i commercianti di farina del bellunese, potevano raggiungere più velocemente le valli ladine, utilizzando la farina, importante per la panificazione, come merce di scambio, per esempio, con prodotti di artigianato. Quando poi le vie di comunicazione, che oggi conosciamo come tradizionali, diventarono più efficienti, questo percorso venne abbandonato e agli inizi del ‘900 fu riscoperto da Karl Bindel che lo ripercorse per primo e ne curò la sistemazione. Proprio grazie a questo medico tedesco, oggi, possiamo camminare su uno dei più bei sentieri delle Dolomiti, al cospetto della loro Regina ammirandone la sua maestosità, senza peraltro la necessità di particolari abilità tecniche.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 06
Partenza: Parcheggio della funivia Col di Rosc a Solagna
Tappe intermedie: Rifugio Belvedere (2335 m), Rifugio Baita Fredarola (2370 m)
Arrivo: Rifugio Viel dal Pan (2432 m)
Distanza totale percorsa: 8 km
Dislivello: +129 m, -150 m
Tempo: 3 ore escluse le soste e il pranzo
Difficoltà: Turistico (T)
Percorribile con bambini: Sì, il trekking non è impegnativo, il sentiero è abbastanza largo, quindi è fattibile se camminano. La durata del trekking poi va di conseguenza all’età e quindi alla velocità con cui affronta il bambino la passeggiata. Per il grande afflusso di gente e mountain bike sconsiglio l’utilizzo del passeggino da trekking anche se ho visto qualche coraggioso provarci, prediligo sempre lo zaino portabimbi.
Tipo di fondo: Il sentiero è sempre largo e su fondo sterrato/sassoso, senza particolari difficoltà.
Il sentiero Viel dal Pan, o Bindelweg o più tecnicamente sentiero CAI 601, collega il Passo Fedaia al Passo Pordoi, passando da Porta Vescovo, sopra Arabba, attraverso la dorsale sud del gruppo del Sas de Ciapel, fino al Fredarola, per poi scendere appunto, al Passo Pordoi.
Lo si può percorrere in due direzioni, dalla Val di Fassa verso Arabba o viceversa e diverse sono le possibilità di imbocco e discesa dal sentiero.
Dovendolo percorrere con bambini dai 2 ai 5 anni (quelli da un anno sono nello zaino) optiamo per la salita al Col di Rosc con la comoda funivia. Ciò significa camminare nella direzione più spettacolare, cioè dalla Val di Fassa verso Arabba mantenendo il massicio dell Marmolada sempre di fronte a noi. Utilizzando la funivia, l’unica cosa a cui bisgna fare attenzione, però, è il calcolo dei tempi di percorrenza della via e della resistenza di ciascun componente del gruppo, soprattutto in presenza di bambini, perchè l’ultima discesa verso Solagna è alle 17.20 senza la possibilità di scendere a piedi attraverso sentieri dedicati.

Scesi dal passo Fedaia e parcheggiata l’auto al parcheggio della funivia di Solagna (lo stesso da cui siamo partiti per la Val Contrin) ci lasciamo condurre, a quota 2383 m del Col di Rosc, dove, scendendo, rimaniamo subito colpiti dalla meraviglia, non solo della Marmolada, ma anche di tutti gli altri gruppi che ci circondano, come il Sella, il Sasso Lungo e Sasso Piatto, La Val Contrin e il Ciampac, lo Sciliar in lontananza. Iniziare la passeggiata, vi renderete conto, sarà veramente faticoso: ad ogni passo c’è uno scorcio buono per scattare una foto.


Nonostante questo, ci facciamo coraggio e iniziamo a scendere a 2335 m verso il Rifugio Belvedere, dove ci soffermiamo solo per raccogliere il timbro nel nostro passaporto. In poco tempo, mezz’oretta appena, raggiungiamo anche il già visibile, rifugio Baita Fredarola, modernissimo negli interni e dalla esclusiva terrazza relax con vista sulla Marmolada. Da qui inizia formalmente il Viel del Pan ma anche la via parallela, in cresta, su sentiero attrezzato, il tratto di Alta Via n.2 che lo raccorda col Passo Pordoi e una via dedicata alle MTB.



Già da qui lo spettacolo è grandioso, il Sasso Pordoi a sinistra e il Gran Vernel a destra, come due paggi ci introducono sulla via verso la Regina e allungando lo sguardo un po’ più la, sorvolando i territori di Livinallongo del Col di Lana, arriviamo a scorgere anche le Tofane.



Procediamo dunque, sul Viel dal Pan, un sentiero sempre largo, su fondo battuto, che attraversa con dolci sali scendi le verdi dorsali che separano il Sella dalla Marmolada, ricordando in alcuni tratti, il paesaggio irlandese. La vista e il panorama ad ogni passo è incredibile: tra noi e la Marmolada c’è solo il vuoto lasciato dai pendii verdeggianti che portano, da Passo Fedaia, a Penìa. Aria pura, che ci da la sensazione di poter toccare la Marmolada con un dito. Alla nostra sinistra i fiori colorati punteggiano i prati verdissimi che si congiungono all’azzurro del cielo mediante l’aspra cresta del Sas de Ciapel.



Dopo un’ora abbondante di cammino, immersi in questa poesia, ecco che appare dietro al versante, a completare l’opera, il Lago Fedaia, piccola gemma azzurra incastonata sotto al mantello bianco della Regina. In fondo, il Rifugio Viel dal Pan, con i suoi caratteristici scuri celesti e bianchi, ci fa capire che non manca molto al primo obiettivo.

Facendo attenzione alla folla e a non scivolare in tratti un po’ più sconnessi dal maltempo dei giorni precedenti, avanziamo senza problemi, tenendo con fatica lo sguardo sui nostri passi per non inciampare, tanto grande è la meraviglia in cui ci troviamo.

In poco meno di due ore con passo spedito il Rifugio Viel dal Pan è tranquillamente raggiungibile, ma noi avevamo tutto tratte che passo spedito e quindi ci abbiamo messo di più: coi bambini si sa, bisogna tenere conto di tutto, fatiche che noi adulti non ci aspettiamo, fiori e sassi da raccogliere, ecc…
Il Rifugio, posto proprio a metà della Via, tra il Passo Pordoi e Fedaia, offre un bel terrazzo per ammirare ancora più da vicino la Marmolada e il Lago Fedaia e un ampia area all’aperto dove poter pranzare.



Non nascondo che il nostro intento era quello di provare a raggiungere il Rifugio Luigi Gorza, a porta Vescovo e per questo abbiamo proseguito oltre al Rifugio Viel dal Pan, ma da qui in poi il sentiero si fa più alpino di quello che abbiamo percorso finora. Con bambini piccoli ciò significa prestare più attenzioni e quindi rallentamenti di passo. Come spiegato all’inizio dell’articolo, inoltre, bisogna fare i conti con l’ora di partenza dell’ultima corsa della funivia e quindi bisogna tener conto del tempo di pranzo e di ritorno. Per questo motivo, capito che eravamo ancora a un terzo della seconda metà del Viel dal Pan, intuito che le gambe della nostra ciurma sarebbero state via via sempre più rallentate dalla fame, abbiamo deciso di ritornare sui nostri passi e di fare ritorno al Rifugio Viel dal Pan per sederci a gustare una buona polenta con funghi e salsiccia accompagnata da un bel boccale di birra fresca. Il locale e i gestori sono molto accoglienti, non manca occasione per scambiare due parole con loro e il cibo davvero ottimo. L’ordine e la pulizia fanno da contorno ad un rifugio che è la ciliegina sulla torta di un percorso splendido come questo. L’aria di casa ci avvolge e usciamo soddisfatti di tutto, pronti per ripartire alla volta del ritorno.



Questa volta a dare bella mostra di sè sono il Sasso Lungo e Sasso Piatto, che allietano la via del ritorno che, pur essendo lo stesso sentiero dell’andata, cambia faccia, regalando un’esperienza totalmente diversa di quella vissuta in precedenza. Per questo motivo, calcolati bene i tempi, ce la prendiamo con comodo per ammirare ancora il più possibile il panorama, fino al Rifugio Belvedere, dove ci avanza anche il tempo per una merenda con una succulenta fetta di Strudel.



Risaliamo quindi alla stazione di monte della funivia a Col di Rosc, dove, con un po’ di malinconia, saliamo a bordo della navicella che piano piano fa sparire il massiccio della Marmolada dietro i boschi di Penìa e ci riporta a valle per terminare, ancora una volta, una giornata di trekking a dir poco splendida.


