Ai piedi del Giardino delle Rose di Re Laurino lungo la Valle del Vaiolet

Oggi entriamo in un luogo carico di storie e leggende, ai piedi di quel Catinaccio, dove Re Laurino custodiva geloso il suo giardino di rose, da qui il nome in tedesco Rosengarten, appunto, che, sia all’alba che al tramonto, si carica di magia, tingendo i suoi campanili rocciosi di un rosso acceso. Questo fenomeno, l’Enrosadira è caratteristica peculiare di tutte le Dolomiti, ma solo qui ha un sapore particolare e uno splendore tutto suo. Allora avanti, non perdete il passo, tutta questa bellezza non può aspettare, si parte!

Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 06

Partenza: Parcheggio della funivia Catinaccio a Vigo di Fassa

Tappe intermedie: Rifugio Ciampedie (2000 m), Rifugio Negritella (1986 m), Rifugio Catinaccio (1946 m) (abbandonato), Baita Enrosadire, Rifugio Gardeccia e Rifugio Stella Alpina (1950 m)

Arrivo: Rifugio Preuss e Rifugio Vaiolet (2243 m)

Distanza totale percorsa: 14,6 km

Dislivello: +320 m, -860 m

Tempo: 4 ore escluse le soste e il pranzo

Difficoltà: Escursionistico (E)

Percorribile con bambini: Sì, il trekking è caratterizzato da una prima parte in falso piano non impegnativa, dal Rifugio Gardeccia in poi inizia tutto il dislivello positivo della camminata e quindi i più piccoli vanno supportati nella salita, soprattutto nelle giornate di sole. Durante il tragitto non ci sono zone esposte mentre una volta saliti al Rifugio Vaiolet c’è spazio a volontà ma non bisogna lasciare da soli i bambini nella zona della bandiera e della croce, in quanto il Rifugio sorge su un pianoro con pareti che scendono verticali sulla parte bassa del sentiero. La durata del trekking poi va di conseguenza all’età e quindi alla velocità con cui affronta il bambino la passeggiata. Il passeggino da trekking è utilizzabile fino al Rifugio Gardeccia, da lì in poi è impensabile utilizzarlo dato le pendenze che affrontereste. Come sempre la cosa migliore è lo zaino portabimbi.

Tipo di fondo: Il sentiero è sempre largo, nella prima parte, fino al Rifugio Gardeccia, scorre sotto al bosco su fondo sassoso e battuto, dal Gardeccia in poi, su strada sterrata.

Questo trekking ha il sapore del revival per noi, infatti 18 anni fa raggiungemmo il Rifugio Vaiolet con il nostro gruppo di amici dell’Azione Cattolica, quella volta prendendola un po’ larga, attraversando il Passo delle Zigolade, con tanto di notte trascorsa in rifugio. Oggi, da sposati e con bambini al seguito, ritorniamo, per la prima volta da allora, su questi sentieri, per rivivere emozioni e ricordi mai cancellati.

Si parte dalla stazione di valle della funivia Catinaccio che ci conduce in pochi minuti a Ciampedie, dove, oltre all’omimo rifugio, troviamo una piccola cittadella turistica, molte infatti sono le strutture costruite su questo altopiano per accogliere al meglio chi vuole fermarsi qui a rilassarsi e far divertire i più piccoli.

Partenza dalla Funivia Catinaccio
Arrivati a Ciampedie

Noi ci dirigiamo verso il Rifugio Ciampedie e seguendo i cartelli CAI imbocchiamo il sentiero n. 540, subito dopo essere passati davanti al Rifugio Negritella.

Il Rifugio Ciampedie
Il Rifugio Negritella

Da qui la vista sulla Val de Vaiolèt è già sontuosa dove questa lingua di terra che si insinua tra i campanili del Catinaccio a sinistra e le rocce possenti e severe del Catinaccio di Antermoia a destra ci lascia subito a bocca aperta facendoci pregustare a cosa andremo in contro.

Vista sulla Val de Vaiolèt: in primo piano il Larsech e in fondo, a sinistra le Torri del Vaiolèt

Scendiamo leggermente per inoltrarci nel bosco de Larjes, dove un bel sentiero su terra battuta ci accompagna attraverso roccette, arbusti nani, pini, pini mughi e abeti alla scoperta delle curiosità che caratterizzano i boschi del Catinaccio, grazie ad alcuni punti fissi in cui sono installate delle tabelle da leggere assieme ai nostri bambini.

Inidicazioni, si prosegue a destra
Il sentiero scorre in sali scendi attraverso il bosco
Ogni tanto si trovano queste tabelle per raccontare alcune curiosità del bosco

Attraverso questi bei sali scendi sotto al fresco bosco che ogni tanto si apre sul Sasso Piatto e Sasso Lungo, passiamo prima a finaco all’ormai abbandonato Rifugio Catinaccio e poi arriviamo, in un’oretta di cammino, senza affanno, al Rifugio Gardeccia dove ci sembra di stare in un piccolo centro commerciale. Infatti a pochi metri uno dall’altro, attorniati da ampi prati verdi, c’è la Baita Enrosadira, il Rifugio Gardeccia e il Rifugio Stella Alpina.

Vista sul Passo Sella
L’abbandonato Rifugio Catinaccio
Manca poco per Gardeccia
In ordine: Baita Enrosadira, Rifugio Gardeccia e Rifugio Stella Alpina

Dopo esserci rinfrescati su una bella fontanella in legno, proseguiamo il nostro cammino oltre questo “polo turistico” lungo il sentiero, ora diventato il n. 546, che inizia a salire deciso, facendoci macinare in poco tempo e in un paio di tornanti un primo assaggio del dislivello che fino ad ora non abbiamo colmato.

Primi tornanti impegnativi

Superato un tratto boschivo, il sentiero, bianchissimo, si apre costeggiando il Larsech a destra, e facendoci proseguire, sempre in salita, ma con meno insistenza. Di fronte a noi ecco il massiccio delle Porte Neigre dove si scorge il Rifugio Preuss. Quella è la nostra meta.

Tratto più dolce di sentiero, in alto si può vedere l’obiettivo: il Rifugio Preuss

Proseguiamo con decisione, a tratti anche accompagnati dalle limpide acque del Ruf de Soal, che emergono gorgoglianti per alcuni tratti, rendendo il paesaggio ancora più delizioso. Giungiamo quindi ai piedi dello sperone su cui sorge il Rifugio Preuss e il sentiero riprende quota con insistenza, facendosi sentire sulle gambe dei più piccoli, ma dandoci sempre più, passo dopo passo, l’impressione di essere arrivati alla meta.

Le acque trasparenti e freschissime del Ruf de Soal
Ai piedi dei massicci

Proprio con pazienza e passo cadenzato lasciamo dietro di noi un tornante dopo l’altro e senza troppo guardarci indietro ci troviamo in meno del previsto sul pianoro dove sorgono il Rifugio Preuss a destra e il Rifugio Vaiolet a sinistra, dai caratteristici scuri bianchi e azzurri.

Salendo verso il Rifugio Preuss
Ormai siamo arrivati

Da qui il panorama è meraviglioso, siamo ai piedi del Catinaccio e già possiamo ammirare, sul canalone a ovest del Rifugio, il sentiero per esperti che conduce al Rifugio Re Alberto, ai piedi delle Torri del Vaiolet, ma già da qua riusciamo a scorgerne le punte che fanno capolino, smaniose di farsi vedere da tutti.

Dal Rifugio Vaiolet si scorgono le Torri del Vaiolet, dietro alla gola che conduce al Rifugio Re Alberto

Verso Nord la valle de Vaiolèt ha connotati più alpini, ma la roccia bianca che la caratterizza la rende bellissima. Il sentiero 584, visibile per un buon tratto, che conduce al Rifugio Passo Principe, la solca in modo netto lasciandoci immaginare quello che si può gustare percorrendolo.

La Valle del Vaiolet continuaverso Nord, in direzione Rifugio Passo Principe

A Est, siamo a ridosso del Massiccio del Larsech che spinge il nostro sguardo verso Sud, dove possiamo ammirare la Valle de Vaiolèt in tutto il suo splendore, che sbocca sulla Val di Fassa vicino a Pera, sospinta a Sud Ovest, da una dorsale composta dalle Albe (2353 m), dalle Pale Rabiouse (2540 m), dalle Zigolade (2579 m), dal Mugogn 2734 m), dal Passo delle Coronelle (2630 m), fino alla Cresta de Davo (2745 m).

Vista sulla Valle del Vaiolet dal promontorio della bandiera
La dorsale Sud del Catinaccio

Ci sediamo sull’ampio spazio esterno del Rifugio per pranzare con i panini e poi saliamo sul promontorio dove è issata la bandiera del rifugio, per continuare ad ammirare il meraviglioso panorama e per scattare ancora qualche foto.

Vista del Rifugio Preuss e Vaiolet sotto le Torri Nord

L’intento era quello di prendere un dolce al rifugio Vaiolet, purtroppo però, il meteo non ci è amico del tutto, infatti, nonostante il sole, qualche nuovola inizia a farsi vedere minacciosa e il vento si fa sentire e anche abbastanza freddo, quindi, per evitare spiacevoli raffreddamenti ai bambini non ci soffermiamo più di tanto e iniziamo la discesa verso Gardeccia per fermarci a gustare un buon dolce.

Si inizia a scendere verso Gardeccia

La discesa avviene dunque, sullo stesso sentiero dell’andata e in un’ora siamo seduti al tavolo della Baita Enrosadira dove una buonissima coppa di gelato con i frutti di bosco freschi ci da la carica necessaria per completare la giornata.

Il sentiero è accompagnato dal letto del Ruf de Soal, qui scorre sommerso
In arrivo a Gardeccia

RIprendiamo quindi la discesa, e, sempre sul sentiero n.540 torniamo al Rifugio Negritella in meno di un’ora. Qui si può sciegliere se tornare a Vigo con la funivia (ultima corsa ore 18.30) oppure seguendo la pista di rientro a fondo valle. Optiamo per la seconda opzione e su sentiero largo, a ridosso del bosco, a destra, e totalmente aperto sulla Val di Fassa a sinistra, iniziamo la discesa, dando fondo alle ultime energie rimaste.

Ritornati al Rifugio Negritella
Vista sulla Val di Fassa, verso l’Alpe Lusia dal sentiero di rientro per Vigo

Questo sentiero, a dire il vero, è sicuramente molto più piacevole da percorrere con gli sci ai piedi, infatti il fondo ciotoloso e le pendenze da pista nera, non lo rendono un sentiero agevole a chi si presenta in quota con le Stan Smith e anche a livello paesaggistico impiega un po’ prima di aprirsi oltre il bosco.

Ciò nonostante, arrivati ad un bivio, con sentiero che svolta a destra, ancora nel bosco, non ci facciamo scoraggiare dall’indicazione “Sentiero per esperti” in direzione Vigo, su proseguo naturale della nostra via, e proseguiamo, consci che qualche minuto fa ci aveva superato il furgone che aveva rifornito il Rifugio Negritella.

Le luci del tramonto iniziano a tingere di rosa le Dolomiti

Continuiamo quindi sui nostri passi e, come accennato in precedenza, alcuni tratti si presentano molto ostici con pendenze da pista nera e ci costringono a sfruttare i bordi erbosi per evitare di scivolare sui grossi ciotoli della parte centrale.

Ancora un ultimo sforzo ed ecco che il sentiero diventa cementato e iniziano a vedersi i primi gruppetti di case di Vigo. Successivamente incrociamo il sentiero n. 544 che scende sempre da Ciampedie e seguendo i cavi della funivia ritroviamo la stazione di valle da cui siamo partiti la mattina.

Attraversando per un breve tratto il centro di Vigo, raggiungiamo le macchine e siamo pronti per far ritorno alla base.

Ritornare dopo 18 anni su questi luoghi è stato bello, ogni passo è stato un susseguirsi di emozioni e un rispolvero di ricordi. Il tempo scorre veloce e se ci pensi nel mezzo sono successe un sacco di cose, ma i pensieri e i ricordi sono sempre lì, freschi come se fosse successo tutto l’altro ieri. Queste montagne custodiscono parte della nostra storia, della nostra vita e noi custodiamo loro nei nostri cuori come parte di noi. Un giorno, se avremo la fortuna di tornare, saliremo al Rifugio Re Alberto a vedere da vicino le Torri del Vaiolet e poi proseguiremo verso il Rifugio Passo Principe. Di stare qui in mezzo non ci stancheremmo mai.

Planimetria del trekking, powered by www.komoot.it
Altimetria del trekking, powered by www.komoot.it

3 pensieri riguardo “Ai piedi del Giardino delle Rose di Re Laurino lungo la Valle del Vaiolet

  1. La leggenda di re Laurino e del suo favoloso giardino di rose è nel mio cuore da tanto tempo. Ho visto il Catinaccio dal lato della val d’Ega (rifugio Fronza alle Coronelle) e solo parzialmente dalla val di Fassa (rifugio Roda di Vael e Paolina). L’escursione che hai presentato in questo articolo potrebbe essere una buona occasione per tornare nei posti che amo e vederli da un’altra prospettiva. Ovviamente quando si potrà.

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