Un trekking ad anello, tanti chilometri da percorrere e tanto dislivello da macinare. Attraverseremo luoghi così magici che ad un certo punto non penseremo più alla stanchezza ma a cosa vedremo al di là del prossimo passo che faremo. Una via alternativa per ammirare le Tre Cime di Lavaredo, che non si mostreranno nella loro immagine migliore fino alla fine del tour, regalandoci quindi, una volta arrivati, una scarica di emozioni indescrivibili. Per molti, ma non per tutti, cammineremo sui luoghi simbolo della Prima Guerra Mondiale dove ancora oggi, tutto ci porta alla memoria di quegli anni. Seguiteci e rimarrete ammaliati, queste sono le Dolomiti.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 10
Partenza: Parcheggio a pagamento della Val Fiscalina presso Fischleinboden-Hutte a 1454 m
Tappe intermedie: Rifugio al Fondo Valle (1548 m), Rifugio Zsigmondy-Comici (2224 m), Rifugio Pian di Cengia (2528 m), Rifugio Tre Cime A. Locatelli (2405 m)
Arrivo: Percorso ad anello, quindi si torna al punto di partenza
Distanza totale percorsa: 19 km
Dislivello: +1130 m, -1130 m
Tempo: 9 ore incluse le soste
Difficoltà: Escursionistico (E) con buon grado di allenamento
Percorribile con bambini: Percorrere tutti questi chilometri con bambini piccoli è da escludere in quanto un passo rallentato non consentirebbe di chiudere l’anello in giornata. Si può spezzare l’itineriario in tappe, magari 2, e passare la notte in rifugio, in questo caso diventa più fattibile, ma consiglio sempre di farlo con bambini di età sopra i 7 anni. Va da sè quindi l’ESCLUSIONE del passeggino da trekking. Da valutare in base al proprio stato di allenamento e la capacità di sopportazione del bambino per quanto riguarda l’utilizzo dello zaino portabimbo in caso di bambini sotto i 3 anni, ma LO SCONSIGLIO!
Tipo di fondo: Tratto di strada sterrata sulla parte pianeggiante della Val Fiscalina, da lì in poi sempre su sentiero alpino e cenge poco esposte.
Dopo essere scesi dal Passo Monte Croce Comelico, ci dirigiamo verso Moso lungo la S.P. 52 e, facendo attenzione alle indicazioni sulla sinistra, svoltiamo verso i Bagni di Moso.
Da qui proseguiamo con l’automobile su strada asfaltata fino al parcheggio a pagamento del Fischleinboden Hutte a 1454 m. Questo è il nostro punto di partenza e di arrivo.
Il nostro trekking inizia di buon mattino, data la lunghezza che andremo a percorrere, con una temperatura che si aggira attorno ai 6 gradi e il sole che inizia a fare capolino tra le cime della Croda Rossa di Sesto. Muoviamo i nostri primi passi attraverso la Val Fiscalina, sul sentiero CAI n. 102-103, accompagnati da un bel prato alla nostra sinistra e dalle acque placide del Rio Fiscalino. Di fronte a noi, il massiccio di Cima Una (2698 m) che ci da il benvenuto e più in la, nel fondo della valle, La Lista (2413 m), campanile possente, protetto dal Monte Popera a sinistra (3046 m) e dalla Croda dei Toni (3094 m) a destra.

Poichè il primo tratto di Val Fiscalina è pressochè pianeggiante e indicato soprattutto per famiglie con bambini piccoli e passeggini, passeggiamo col naso all’in su, ammirando tutte queste meraviglie che ci circondano e senza rendercene conto, arriviamo in breve tempo alla prima tappa del nostro cammino: il Rifugio al Fondo Valle (1548 m).



Proseguiamo senza soffermarci e da li a poco il sentiero inizia a perdere la connotazione di strada forestale per lasciare spazio ad un più stretto sentiero alpino che attraverso dei ponticelli permette di attraversare il letto del Torrente Sassovecchio.

Giungiamo al bivio dove il sentiero 102-103 si divide, alla nostra destra in sentiero 102 che sale nella Valle Sassovecchio e alla nostra sinistra in sentiero 103. Proseguiamo in quest’ultima direzione e, mantenendo il Rio Fiscalino alla nostra sinistra iniziamo a salire sul versante Nord della Cima Una, lungo la dorsale Est, in direzione Sud, attraverso la Val Fiscalina Alta.
Il sentiero si presenta da subito bello e si snoda sotto un boschetto di pini e abeti attraverso rocce e scalini costruiti sfruttando le radici degli alberi e in alcuni casi posizionando dei massi ad hoc.


Dopo una prima parte un po’ impegnativa, poco appagante per panorami, ma mai noiosa, ecco che, giunti sul fianco Est della Cima Una, il sentiero si apre nelle sua interezza sulla Val Fiscalina Alta. Ora le conifere alte sono molte di meno e a far da padroni al paesaggio sono gli arbusti bassi e i pini mughi.

Il panorama con cui cammineremo da qui in poi è meraviglioso, con La Lista che si fa passo dopo passo sempre più vicina, quasi volesse farsi toccare, e il resto dei gruppi che la avvolgono, che si mostrano nella loro totale bellezza e maestosità.


Nonostante l’impegno che il dislivello sta richiedendo mano a mano che avanziamo, il sentiero di per sè si rivela a sorpresa un piacere da percorrere: vuoi per il panorama appena descritto, vuoi per la bellezza e cura con cui è stato tracciato e mantenuto, a distanza di anni posso tranquillamente dire che questo è tra i più bei sentieri che abbia mai percorso.


Affianchiamo quindi La Lista e scopriamo così il grande ghiaione ai piedi della Croda dei Toni, dove si distingue nettamente il sentiero 101-103, che attraversando Forcella Giralba (2431 m) conduce al Rifugio Carducci (2297 m).

Saliamo ancora di un centinaio di metri ed ecco che, svoltando verso Nord, si inizia ad intravedere l’asta con la bandiera italiana del Rifugio Zsigmondy-Comici. Ancora un’ultimo sforzo e il bel Rifugio è conquistato.



Ci fermiamo per una meritata pausa e sempre col naso all’in sù rimaniamo estasiati dalla potenza di Cima Undici (3092 m), dove, complice la giornata di sole, tra le sue pareti, riusciamo a distinguere anche il Bivacco Mascabroni.



Ci rimettiamo in marcia, in direzione Rifugio Pian di Cengia, ora sul sentiero 101 che, sale tra solchi scavati sulla roccia e pendenze gradinate per agevolare il passo, in direzione Ovest.

Camminiamo per un’ora e mezza bruciando 200 m di dislivello, spesso attraversando tratti di roccia bianchissima e nuda, e tratti in cui l’erba verde spunta qua e la, colorata da bei mazzi di cardi fucsia.


Saliamo a quota 2519, dove giunti al Passo Fiscalino, la vista si apre su un altro mondo rispetto a quello da cui eravamo partiti. Da qui infatti possiamo ammirare da sinistra verso destra, rispettivamente, il Monte Cengia (2559 m), al Centro i Cadini di Misurina e più in fondo il Cristallo, dunque proseguendo il giro possiamo ammirare la Croda Rossa d’Ampezzo (3146 m) e, subito dietro alla Croda Passaporto (2681 m), una dietro all’altra, in fila indiana, le Tre Cime di Lavaredo e quindi la cima del Monte Paterno (2747 m).



Proseguiamo in direzione Nord su una breve e facile cengia scavata sul fianco bianco della dorsale alla nostra destra, rinforzata in un tratto anche da un pontile in assi di legno e raggiungiamo così in poco tempo il bellissimo Rifugio Pian di Cengia (2528 m), ben incastonato tra le aspre rocce che lo citcondano.


Siamo giunti praticamente a metà del nostro trekking, ma preferiamo non sostare troppo qui e quindi, dopo esserci dissetati, ripartiamo alla grande verso il pezzo forte del giro.

Da qui in al Passo Piano di Cengia a 2522 m, il tragitto è breve e pianeggiante e possiamo ammirare dall’alto l’Alpe dei Piani con i suoi bei laghetti smeraldo, che tra poco andremo ad attraversare.

La discesa dal Passo Piano di Cengia è ripida e su fondo per lo più misto tra sassi e terra, non propriamente un ghiaione, ma comunque è sempre meglio prestare attenzione a dove si mettono i piedi.
Terminato questo tratto riusciamo ad avanzare più in scioltezza ed ecco che possiamo gustarci l’Alpe dei Piani in tutta la sua bellezza con, alle sue spalle, a farle da cornice, il Sasso di Sesto (2539 m), la Torre di Toblin (2619 m), il Lastron dei Scarperi (2698 m) e, adagiato sulla Forcella di Toblin a 2405 m, la nostra ultima tappa, il Rifugio Locatelli.

Ci avviciniamo alla meta seguendo il sentiero 101 che costeggia comodamente, con leggeri sali scendi ma per lo più in discesa, il versante Nord del monte Paterno, accompagnati più a valle dai bei laghetti azzurri.

Ancora pochi passi, e avvicinandosi alla meta, raggiungiamo anche la Salsiccia di Francoforte, un tipico monolite alto una quindicina di metri, battezzato così per la sua forma aguzza, tappa ambita per i rocciatori dell’800, segno che ormai manca veramente poco.

Un’ultima salita ed eccole, le Tre Cime di Lavaredo, davanti ai nostri occhi in tutta la loro bellezza e regale maestosità, ottima ricompensa per un trekking di questa portata. Altrettanto ottimo però è il pranzo al Rifugio Locatelli, infatti ora decidiamo che è il momento buono per fermarsi a pranzare e quindi ci sediamo ad un tavolo a gustare un meraviglioso piatto delle rinomate “penne dello chef”.



La giornata è così bella che non sentiamo il peso della fatica sulle nostre gambe e vorremmo trascorrere tutto il pomeriggio ad ammirare il simbolo per antonomasia delle nostre amate Dolomiti, ma purtroppo, come si suol dire, si è fatta una certa, ed è meglio scattare le ultime foto e ripartire alla volta del parcheggio dove c’è la nostra automobile ad attenderci.



Imbocchiamo dunque il sentiero CAI n. 102 e, prima costeggiando il Sasso di Sesto e la Torre di Toblin e poi il resto dell’Alpe dei Piani, iniziamo la discesa lungo la Val Sassovecchio, scavata dall’omonimo torrente che scorre impetuoso.



Il sentiero ci fa perdere dislivello con decisione e in un’oretta di cammino, tra salti di sassi, fronde, arbusti bassi e pini mughi, usciamo dalla parte opposta del bivio che avevamo incontrato stamattina e ci eravamo addentrati nella Val Fiscalina Alta.
Ora, da qui, il rientro è facile, sempre in piano, e assieme ad un nutrito gruppo di persone che con fare un po’ mesto, abbandonano questi luoghi, mentre il sole cala e lascia filtrare qualche raggio dorato tra le rocce bianche, raggiungiamo prima il Rifugio al Fondo Valle e di li a poco il parcheggio da cui tutta questa avventura è iniziata.

Questo trekking è stato pensato, studiato, voluto e alla fine percorso e sudato, ma ne è valsa la pena e lo rifarei altre cento volte. Questi luoghi e questi paesaggi non stancano mai ma soprattutto la soddisfazione di arrivare alle Tre Cime da una via diversa rispetto alla solita via tradizionale (il racconto lo potete trovare qui) è indescrivibile. Appena potete fatelo!



Impegnativo ma molto affascinante!
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Sì sono fatiche che vengono immediatamente ripagate! Ne vale la pena!
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Ciao! Bellissimo racconto e immagini super! A me piacerebbe fare questo giro ma dividendolo a metà, dove consigli di pernottare? In quale rifugio per dividere con un senso il trekking? Grazie!
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Ciao grazie mille! Dividendolo in due, io partirei nel tardo pomeriggio, pernotterei al Rifugio Zsigmondy e mi godrei il tramonto sulla Croda dei Toni. Così, il giorno seguente, partendo comunque di buona mattina, avresti due ore di cammino in meno e faresti il tratto verso il Pian di Cengia senza essere arrostita dal sole.
Altrimenti, nel percorrere il sentiero abbiamo trovato gente che avrebbe pernottato al Locatelli, tenendosi soltanto il rientro per il giorno successivo…sicuramente suggestive anche le tre cime di notte, magari sotto un bel cielo stellato!
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