I casoni di Valfredda sono come una piccola gemma incastonata all’interno delle imponenti rocce delle Dolomiti. Il loro stile unico, la vallata lunga e stretta, la cura del luogo, l’ambiente che li circonda, lasciano il visitatore senza parole, ammaliato da così tanta grazia. La stessa cosa dicasi della vallata del Fuciade, anch’essa unica nel suo genere e nei panorami che sa offrire. Oggi partiremo dal primo di questi due luoghi magici e con un trekking ad anello, giungeremo al secondo, salendo in quota e attraversando pascoli bellissimi. Così tanta bellezza in un colpo solo faticherà a cancellarsi dai nostri occhi, quindi partite belli carichi perchè qui non c’è tempo per distrarsi, la natura darà sfoggio della sua bellezza e pretenderà di essere guardata.
Cartografia: Tabacco 1:25000, foglio 06
Partenza: Imbocco dell’Alta via dei Pastori, al secondo parcheggio sulla strada per il Rifugio Flora Alpina
Tappe intermedie: Rifugio Fuciade (1982 m)
Arrivo: Percorso ad anello, si ritorna al punto di partenza
Distanza totale percorsa: 6 km
Dislivello: +230 m; -240 m
Tempo: 3 ore, escluse le soste
Difficoltà: Medio (E)
Percorribile con bambini: sì, non ci sono tratti pericolosi o esposti, il sentiero è sempre bello largo e in progressiva salita fino a che si giunge alla dorsale del Monte Le Saline per poi scendere verso Fuciade. La Valfredda è percorribile anche con passeggino da trekking, dopodichè, se si desidera proseguire, consiglio di attrezzarsi di zaino portabambino data la conformità del sentiero che cambia e le pendenze che aumentano. Molti tratti possono essere utili per far camminare anche bambini piccoli di 2 anni.
Tipo di fondo: Per lo più si cammina su strada sterrata, lasciata la Valfredda il sentiero prende piano piano i connotati di sentiero alpino. Dal bivio col sentiero 670 per Forca Rossa, fino a Fuciade, si cammina su sentieri in mezzo ai prati.
Ogni estate si presenta sempre il solito dilemma: vorrei tornare al Rifugio Fuciade ma dopo 4-5 volte che si percorre il classico sentiero 607 che parte dal Passo San Pellegrino (qui la descrizione del trekking) inizi a conoscere per nome anche i sassi, ecco quindi che iniziamo a cercare una via alternativa per raggiungere questo posto meraviglioso che merita di essere visto una, dieci, centomila volte.
Investigando sulla mappa Tabacco nell’intorno della zona del Rifugio Fuciade, mi torna alla mente quando siamo andati alla Malga ai Lach e, poichè il meteo ci mise un po’ di fretta, i Casoni di Valfredda li vedemmo da distante. Quale occasione migliore quindi, per prendere due piccioni con una fava e cioè attraversare la Valfredda per vedere i mitici casoni e quindi raggiungere il Rifugio Fuciade da una via alternativa?
Detto fatto, ci avviamo con l’auto di buon mattino verso Falcade in direzione Passo San Pellegrino e, passato il Rifugio Fior di Roccia e il Lago degli Zingari, alla fine della curva, mettiamo la freccia a destra per seguire le indicazioni per il Rifugio Flora Alpina. Dopo qualche centinaio di metri troviamo una prima indicazione, sulla sinistra, per il Rifugio Fuciade ma noi avanziamo fino a che, sulla destra, non scorgiamo le insegne di Malga de Col del Mez. Da qui in poi iniziamo a guardarci attorno per trovare un posto dove poter parcheggiare la macchina.
Il nostro trekking parte dall’imbocco dell’Alta Via dei Pastori, facilmente individuabile, in direzione Rifugio Flora Alpina, sulla nostra sinistra. Attraversiamo il tornello e passiamo sotto al cartello che ci indica che siamo sulla strada giusta e ci addentriamo da subito nel bosco in località Le Frate.

Questo bosco è bello, arioso e ben curato e subito raggiungiamo un bivio con un sentiero che sale diretto a Pra Burt per farci giungere in breve tempo al Rifugio Fuciade, ma noi proseguiamo sulla nostra via.

Dopo circa 20 minuti di cammino, il bosco inizia via via a diradarsi e sulla destra vediamo che sulla nostra strada si congiunge il sentiero che, dal Rifugio Flora Alpina, attraversando il Pian dei Cros, giunge alla Valfredda.


Da qui il panorama inizia a promettere bene, davanti a noi i prati si fanno sempre più ampi e mano a mano che ci indiriziamo verso Nord, seguendo il sentiero, ecco apparire uno dietro all’altro, uno più bello dell’altro, i casoni. Queste costruzioni tipiche in legno, con la loro cura ed eleganza, vengono utilizzate talvolta come piccole abitazioni private, oppure come ricovero degli attrezzi per i lavori sui prati. Lo stile unico di questa vallata attira sempre molti turisti, fortunatamente non così tanti da intaccare la magia di questo luogo.


A far da cornice alla nostra camminata, sullo sfondo, il Monte le Saline (2402 m), Il Sas de Val Freida (3009 m), il Monte Formenton (2987 m) e più verso Est il Monte La Banca (2875 m) che si congiunge, scendendo verso la Forca Rossa, con il Col Becher (2444 m).

Avanziamo quindi ammirando tutto quello che ci circonda e, nonostante il vento freddo che inizia a soffiare, giungiamo in meno di mezz’ora al culmine della Valfredda, dove vi è posta una bella cappellina dedicata al beato Pier Giorgio Frassati.





Superato anche questo punto, il sentiero ci conduce all’attraversamento del Rio di Valfredda e quindi, con la pendenza che inizia a farsi più impegnativa, lasciamo alla nostra destra il sentiero 691 in direzione Malga ai Lach e saliamo lungo la Val di Forca, fino a che dobbiamo, a questo punto, lasciare alla nostra destra il sentiero 631 per Malga Bosch Brusà e proseguire quindi sul 694.




Da qui in poi il paesaggio è sempre più da favola: i prati verdissimi coprono questi dolci pendii che scendono giù dalle rocce più severe che stanno a Nord, la luce del Sole, carichissima, dona una lucentezza al verde dell’erba che è impossibile non perdere tempo per ammirare queste meraviglie della natura.


Il sentiero scorre sul versante Sud Ovest del Pizzo Forca (2285 m) in direzione Nord Ovest. Da qui basta volgere leggermente la testa vesro sinistra ed ecco che la Nord dell’Agner (2872 m), la Cima di Focobon (3054 m) e il Monte Mulaz (2906 m) si mostrano in tutta la loro magnificienza.


Da quando abbiamo svoltato all’ultimo bivio, è trascorsa un’altra mezz’ora e ci troviamo a dover abbandonare il sentiero 694 per andarci a congiungere sul sentiero 670. Da qui attraversiamo un bel torrentello e saliamo fino a giungere ad un bel crocefisso dal quale la vista verso Sud è sempre spettacolare la lo diventa anche a Nord.





Infatti ci troviamo su un bellissimo e ampio pascolo sul quale, un po’ a sentimento, andiamo a congiungerci col sentiero 670 che scende dalla Forca Rossa, visibile in alto, alla nostra destra.


Ancora pochi passi, gustandoci ogni centimetro che i nostri occhi scorgono e in poco tempo arriviamo a scavallare la dorsale del monte Le Saline, da dove la vista sulla valle del Fuciade è da capogiro.

Da qui in alto riusciamo anche a vedere il gran numero di persone presenti sui prati adiacenti il Rifugio e anche quelle pronte ad entrare per pranzare e capiamo che, una volta arrivati, dovremmo armarci di pazienza per pranzare.

Seguiamo incautamente le inicazioni non ufficiali che conducono al Rifugio Fuciade e, dopo un breve tratto in falso piano attraverso il Pra Gran, sul versante Ovest del Monte le Saline, ci troviamo a dover scendere in mezzo ad un piccolo boschetto su un sentiero con pendenza importante aggravata dal fondo reso scivoloso dalla pioggia della notte precedente.


Nonostante ciò, cono un po’ di attenzione, anche i nostri giovani accompagnatori riescono con disinvoltura a destreggiarsi e a trovarsi a correre liberi sui vasti prati che circondano il Rifugio Fuciade.

Perdiamo ancora un po’ di quota e ci ricongiungiamo con la traccia ufficiale del sentiero 670 , attraversando il piccolo e delizioso caseggiato giungiamo al bellissimo Rifugio Fuciade.


Anche se la ressa di persone è abbastanza consistente, i bambini riescono comunque a “rilassarsi” con qualche giro in altalena e andando su e giù per lo scivolo presente appena fuori dell’area dedicata al pranzo. Dopo un po’ di attesa, riusciamo a sederci all’aperto e a gustare un ottimo piatto di paccheri ai porcini e salsiccia. Ovviamente non potevamo alzarci senza prima aver mangiato una prelibatissima fetta di torta del Rifugio. In questo caso, qualunque sia la scelta, dalla Sacher, alla Linzer, allo Strudel e chi più ne ha più ne metta, si cade sempre in piedi.


Terminata la nostra pausa, dopo esserci riposati un po’, ci rimettiamo in marcia ssulla via del ritorno, dato che le nuvole, sempre spinte dal vento freddo di questa giornata, vanno e vengono. Proseguiamo dunque sul sentiero 607 in direzione Passo San Pellegrino un po’ in discesa e un po’ in salita attraverso i bei tabià che tempestano i prati che ci circondano. Giunti al primo bivio, svoltiamo alla nostra sinistra, in località Col Codè (1950 m) e seguiamo la strada sterrata che ci accompagna dapprima in mezzo and altri bellissimi casoni e poi ci porta a costeggiare il bosco sempre in rapida discesa.


Tra una fragolina di bosco e un’altra, in meno di un’ora giungiamo alla strada per il Rifugio Flora Alpina, accompagnati dallo scrosciare delicato dell’acqua del Rif de Jigolè che scorre alla nostra sinistra.


Ed è così, che orgogliosi del nostro trekking ad anello, col cuore carico e gli occhi ancora abbagliati dalle meraviglie che abbiamo potuto ammirare, giungiamo alla nostra macchina per far ritorno alla nostra base.


