Dolomiti in miniatura – Da Celat a Forcella San Tomaso

Il trekking di oggi è davvero singolare e unico nel suo genere. Scoperto per caso leggendo il numero di Meridiani Montagne dedicato alla Marmolada, abbiamo deciso di studiarlo e quindi provarlo. Nel bosco del bel paesino di nome Celat, ogni anno si tiene un festival della scultura che unisce mastri scalpellini da tutto il mondo. Qui, in loco vengono scolpite su blocchi di Dolomia, fedeli riproduzioni delle più rinomate cime delle Dolomiti. La cosa, leggendola, incuriosisce non poco e per questo motivo oggi ci troviamo qui, per un trekking alternativo, diverso dal solito, ma davvero bello! Non siete curiosi anche voi di scoprire questa mostra di sculture in mezzo nel bosco? Seguiteci!

Cartografia: Tabacco 1:25000, Foglio 015

Partenza: Dal parcheggio della chiesa di Celat (1069 m)

Tappe intermedie: Nessuna

Arrivo: La madonnina alla Forcella San Tomaso (1385 m), giro ad anello, si torna al punto di partenza

Distanza totale percorsa: 5,8 km

Dislivello: +380 m; -350 m

Tempo: 2 ore e 50 minuti, andata e ritorno, soste escluse

Difficoltà: Facile/Medio (T/E)

Percorribile con bambini: Sì, il percorso non presenta particolari difficoltà, qualche strappo all’inizio e qualche sali-scendi un pò accentuato nel tratto dell’andata rischia di spezzare il ritmo e il passo dei più piccoli ma per fortuna c’è sempre qualcosa da raggiungere e vedere un passetto più in la. Questo aiuta molto a distogliere l’attenzione sulla fatica e a farli concentrare sul nuovo obiettivo. Percorribile con lo zaino portabimbi senza nessun problema, per il passeggino da trekking mi sento di non consigliarlo per alcune pendenze che farebbero fare troppa fatica. Di sicuro anche questo percorso è ottimo per bambini piccoli dai 4 anni in su con già esperienza di montagna.

Tipo di fondo: Il primo tratto (breve) è su strada asfaltata in mezzo alle case di Celat, poi si sale su strada forestale larga e sterrata fino alla Forcella San Tomaso. Da li in poi il ritorno è su sentiero più stretto, boschivo, non carrabile, comunque ben battuto.

Da Cencenighe Agordino, seguiamo la SR 203 in direzione Alleghe e giunti a Vare, subito dopo l’autovelox, svoltiamo a sinistra in direzione Avoscan. Qui al primo STOP giriamo a destra e proseguiamo seguendo la strada che attraversa bei gruppi abitati e segue il Ru delle Nottole fino a salire e farci giungere al centro di Celat. Qui arriviamo proprio di fronte alla chiesa dove possiamo parcheggiare la nostra automobile nel piccolo parcheggio libero, posto proprio su un terrazzo che ci regala una bellissima vista sul Civetta e sulle Mariane Alte, ai suoi piedi.

Bella vista sulla vallata sottostante a Celat
La chiesetta di Celat

Da qui, sistemati gli zaini e gli scarponi, inizia la nostra nuova avventura. La prima parte del sentiero, quello che seguiremo in andata, non ha un segnavia CAI e neanche lo troverete nella mappa tabbaco, almeno non nell’edizione che abbiamo usato noi, ma non c’è bisogno di scoraggiarsi, infatti, appena si attraversa la strada, in direzione dell’ufficio postale, troviamo subito il cartello che dovremo seguire per tutto il nostro percorso.

Si parte, dall’ufficio postale iniziano le indicazioni

Subito ci addentriamo in salita, su strada asfaltata, attraverso le belle e caratteristiche abitazioni del centro di Celat e non nascondo che tutta questa pace e tutto questo verde, ci ha fatto molta invidia.

Passaggi attraverso il centro abitato

Seguendo i cartelli e le curve che svoltano di qua e di la, sempre in salita, ci dirigiamo ai margini del centro abitato, verso il bosco della Valle Forcella.

Ormai il centro abitato è alle nostre spalle

La strada, da asfaltata diventa sterrata e il dislivello inzia via via ad aumentare. Ma dopo poco ecco subito la prima opera d’arte, le Tre Cime di Lavaredo, l’icona per eccellenza delle Dolomiti, perfetta apertura di questo percorso tematico.

Iniziamo la salita è intravediamo già la prima opera
Ed eccoci arrivati alle Tre Cime di Lavaredo

Saliamo con un paio di tornanti e di fronte a noi si presenta la scultura del padrone di casa, il Monte Civetta, posta proprio a confronto con l’originale, su un belvedere che si apre nel bosco.

Il MOnte Civetta a confronto con l’originale

Proseguiamo quindi con curiosità lungo il percorso sempre ben segnato, ma comuqnue senza possibilità di errori, e incontriamo quindi le riproduzioni del Monte Pelmo e Antelao, inframezzate da un bel capitello dedicato alla Madonna.

Il Monte Pelmo
Sosta al capitello
Il Monte Antelao

La nostra esplorazione continua e, sempre avvolti dalla fresca temperatura del bosco, giungiamo ad una fedelissima riproduzione del Campanile di Val Montanaia, con tanto di bivacco rosso ai suoi piedi, fantastico!

Il campanile di Val Montanaia, super dettagliato!

A questo punto, un bivio si presenta davanti a noi e un bel cartello che ci indica la nostra posizione e ci consiglia di proseguire il percorso tematico ad anello in senso antiorario e così facciamo.

Proseguiamo in direzione Forcella San Tomaso

In leggera discesa, il sentiero ci accompagna in completo relax ad ammirare le Torri del Vaiolet, la Marmolada e la Tofana di Rozes.

Le Torri del Vaiolet
La Marmolada
La Tofana di Rozes

A Val Granda, 1245m, incontriamo il Campanile Basso e proseguiamo in salita, in direzione Forcella San Tomaso.

Il Campanile Basso e si prosegue

Dopo poco, con la salita che si mantiene costante, eccoci giunti al Monfalcon di Forno e più in la ecco il Cimon della Pala.

Il Monfqalcon di Forno
Il Cervino delle Dolomiti, il Cimon della Pala

Ormai l’arrivo è vicino, a meno di mezz’ora di cammino. Lo Spigolo Nord dell’Agner è la penultima scultura e iniziamo a sentire la campana di Forcella San Tomaso suonata da chi è già arrivato. Passo dopo passo inziamo a vedere tra gli alberi il tricolore che sventola e ci indica che ormai è quasi fatta.

Il Monte Agner

Ancora un po’ di salita e l’ultima scultura è raggiunta: El Cor di San Lucano posto poco sopra la Forcella San Tomaso. Qui troviamo anche la chiesetta della Madonna della Forcella, con la campana da suonare una volta arrivati.

Ultimo tratto di salita verso l’ultima scultura
La chiesetta degli Alpini dedicata alla Madonna
“Il Cor” di San Lucano

Purtroppo il cielo ci ricorda che il padrone in montagna è lui e un improvviso nuvolone nero e una bella scarica di tuoni rovinano la nostra meritata sosta. Quindi, uno sguardo verso l’abitato di Cogul, le Cime de l’Auta e il Col Margherita e gambe in spalla per tornare al punto di partenza, seguendo il sentiero che, alla forcella, svolta a sinistra in direzione Celat.

Meglio incamminarsi frettolosamente sulla via del ritorno

Il sentiero ora è sempre in discesa e dopo un primo tratto stretto, si allarga mano a mano che si avanza, rimanendo sempre all’interno del bosco, regalandoci qua e la begli scorci tra i tronchi delle conifere che lo popolano.

Come avrete capito la camminata adesso non è molto rilassata, stiamo cercando di non farci prendere dal temporale: in 20 minuti raggiungiamo il bivio con la scultura del campanile di Val Montanaia e quindi in un’altra mezz’ora scarsa eccoci nuovamente al parcheggio della chiesa di Celat.

Tempo di cambiare le scarpe, salire in macchina ed ecco la pioggia: perfetti!

Considerando che ogni anno che passa il numero delle sculture va via via crescendo, chi ha pensato e realizzato questo percorso ha avuto un’intuizione geniale: portare la gente in un paesino sperduto a vedere opere d’arte passeggiando immersi nella natura. Non sarà certo come andare a visitare dal vero ogni singola montagna qui riprodotta, ma di certo ci da un’idea della meraviglia che il creato ha messo a nostra disposizione. Per questo vi consiglio vivamente di provare questo trekking perchè vi rimmarrà sicuramente nel cuore come lo è stato per noi.

Tabella riassuntiva del trekking che trovate alla forcella San Tomaso, magari sarebbe utile anche alla partenza.

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