Un giorno, girovagando per la rete a caccia di immagini riguardanti le Dolomiti, mi sono imbattuto nella famosissima scena delle Odle viste di profilo che pare si alzino gradualmente quasi fossero un quadro futurista in cui il movimento viene rappresentato attraverso le varie sequenze della ripresa. Quella scena, che tra l’altro non conoscevo, mi ha catturato così tanto che quando mi sono trovato a pensare ad un logo per questo sito, non ho avuto alcun dubbio sul fatto che quella sequenzialità graduale di piani inclinati potesse incorporare al suo interno la “doppia D” di Destinazione Dolomiti. Da allora in poi il desiderio di poter ammirare dal vivo questo spettacolo della Natura è diventato sempre più forte, fino a che il momento giusto è arrivato. Ecco che quindi non ci siamo limitati ad una semplice salita in funivia, ma abbiamo organizzato uno tra i tour ad anello più lungo e spettacolari fino a qui raccontati. Se vi sentite in forze e desiderosi di sgranare gli occhi di fronte a un carico immenso di bellezza, allora cosa aspettate? Seguiteci!
Cartografia: Mappa Tabacco 1:25000, Foglio 005
Partenza: Dal parcheggio della cabinovia Col Raiser a Santa Cristina d Val Gardena
Tappe intermedie: Almhutte Col Raiser e Malga Odles (2107 m); Rifugio Fermeda (2109 m); Rifugio Daniel (2228 m); Mastlè Hutte (2300 m); Sofie Hutte (2410 m); Rifugio Seceda (2456 m); Pieralongia Alm (2290 m); Rifugio Firenze (2037 m); Sangon Hutte (1900 m); Pramulin Hutte (1600 m).
Arrivo: Giro ad anello, ritorno al parcheggio della cabinovia Col Raiser
Distanza totale percorsa: 12,8 km
Dislivello: +540 m; -940 m;
Tempo: 8 ore soste incluse
Difficoltà: Medio/Difficile (E)
Percorribile con bambini: Sì, dai 4 anni in su purchè abituati a camminare
Tipo di fondo: Sempre su sentiero alpino
A meno che non stiate soggiornando per le vostre vacanze in Val Gardena, dovete tenere conto di raggiungere Santa Cristina in un orario prossimo a quello dell’apertura degli impianti di risalita di Col Raiser per trovare posto nel parcheggio, non molto ampio e quindi per evitare la calca dato che il posto, come saprete è tra i più gettonati e instagrammabili delle Dolomiti.
Giungiamo quindi sul posto attorno alle 9 del mattino, il parcheggio è ancora semi vuoto e riusciamo con tutta calma a prepararci per bene, fare una merenda, dato che la colazione è ormai un lontano ricordo, e prendere la funivia che ci conduce subito in quota, a 2107 m, al Rifugio Col Raiser.

Una volta usciti dalla stazione di monte che è inglobata nel rifugio, possiamo ammirare il panorama che ci accompagnerà alle spalle per tutta la giornata. Una visuale da restare a bocca aperta sulla Val Gardena con, a farle da cornice i possenti Sasso Lungo e Sasso Piatto e quindi il Catinaccio che tengono incastonato tra di loro, verdissimo, l’altopiano dell’Alpe di Siusi. Di fronte a noi, in direzione Nord, il versante Sud delle Odle che sfiorano i 3000 m e lo si percepisce fin da subito.


Seguiamo la massa lungo l’unica via possibile, un’ampia strada sterrata che dapprima scende verso Malga Odles e poi, si infila in un piccolo bosco, dove un cartello con generica indicazione “Alle Baite” ci fa capire che questa è la strada da seguire per iniziare il nostro tour.

Dopo pochi passi usciamo dal bosco e veniamo immediatamente catapultati in un mondo dove il verde dei prati e l’azzurro del cielo sono i colori predominanti. Non dobbiamo fare niente se non passeggiare in tranquillità godendoci il panorama, così per una mezz’oretta, fino alla prima tappa: il Rifugio Fermeda.





Dato che le tappe da qui in avanti saranno molte decidiamo di non fermarci troppo in ognuna di esse, ma solo per il classico timbro sul Passaporto delle Dolomiti e bere un goccio d’acqua. Nel ripartire dal Rifugio Fermeda, ecco che la nostra attenzione viene subito catturata da una piccola chiesetta in pietra in mezzo al prato dell’Alpe Mastlè e decidiamo, con una breve deviazione rispetto al sentiero ufficiale, di raggiungerla. Questo cappellina sorge su un punto sufficientemente isolato per renderla un luogo di raccoglimento per chi volesse soffermarsi e meditare immerso nelle meraviglie del creato.


Dopo una breve ma intensa visita, ci rimettiamo in marcia, e affrontando qualche tratto in salita, non così impegnativo, raggiungiamo il Rifugio Daniel a 2228 m, dove le sue balconate adornate di gerani rossi fanno da cornice al panorama.





Altro timbro e si riparte alla volta della piccola ma deliziosa Baita Mastlè, che ci accoglie prendendoci per la gola con i suoi krapfen, belli invitanti, direttamente esposti su di una botte immediatamente a fianco del sentiero. Ovviamente non abbiamo saputo resistere e un assaggio lo abbiamo fatto: ottimi e squisiti!


Queste energie ci tornano subito utili per affrontare la salita che senza troppi complimenti ci porta diretta alla Baita Sofie. Qui la vista sulle Odle promette già grande spettacolo e non si può fare a meno ad iniziare a scattare qualche foto.



Più su ancora, dopo un altro breve tratto di salita, raggiungiamo quindi il Rifugio Seceda a 2450 m dove arriva il secondo troncone della funivia di Ortisei. Questo sorge a strapiombo sul crinale del Monte Seceda, dal quale è possibile ammirare il Monte Resciesa (2281 m) e sotto di esso Ortisei. Inoltre, dal rifugio, proseguendo verso destra, è possibile raggiungere la cima vera e propria del Monte Seceda, a 2518 m, dove è posta una bellissima e grandissima croce con Cristo in legno scolpito.








Da qui lo spettacolo è unico: volgendo lo sguardo verso Nord, sotto ai nostri piedi distinguiamo tutta la Val di Funes, che già vi avevamo presentato nel passato qui e qui, ma appena iniziamo a voltarci verso Est ecco che la meraviglia che tanto abbiamo atteso di vedere si palesa di fronte a noi: il gruppo delle Odle, visto di profilo con la loro caratteristica inclinazione che gradualmente va via via a guadagnare verticalità e imponenza. Starei qui ore a contemplare tutto ciò, ma per il momento ci accontentiamo di ammirarle mentre ci rilassiamo mangiando i nostri paninetti al sacco.


Come detto in precedenza, il luogo è tra i più instagrammati delle Dolomiti, quindi bisogna essere pronti a doversi imbattere in gruppi di influencer da tutto il Mondo, in scarpe da ginnastica e armati fino ai denti di cellulari, selfie stick e stabilizzatore giroscopico per catturare il migliore reel acchiappalike possibile.
Sorvolando su tutto ciò, ci concentriamo su quello che abbiamo di fronte e nonostante la calca riusciamo, con calma, a ricavarci degli spazi per noi per portare a casa dei ricordi niente male. Anche i più piccoli appaiono estasiati di fronte a tanta meraviglia!
Seguendo il sentiero 2b, iniziamo quindi la seconda metà del nostro trekking, che ci riporterà al punto di partenza, chiudendo il tour ad anello. La passeggiata è per lo più in quota con diversi sali-scendi non impegnativi, sempre costeggiando, a distanza di sicurezza, la cresta del Monte Seceda, che scende a strapiombo sulla Val di Funes. In poco tempo quindi raggiungiamo Forcella Pana e ci rendiamo conto che sotto di noi c’è un’immensa distesa verde tutta puntinata da piccole malghe e tabià.



Da qui proseguiamo un po’ in discesa, seguendo il sentiero, in direzione Piera Longia Alm, potremmo anche fare una piccola digressione per Troiler Alm (2271 m), poco più sotto, ma per questa volta evitiamo ai bambini di caricare altro dislivello sulle gambe dato che per tornare sulla nostra strada avremmo dovuto risalire in quota.
Avanti quindi, sui nostri passi ed entriamo nel Parco Naturale Puez-Odle, un cartello ce lo indica e da qui cambia il mondo: se finora eravamo stati sommersi da grande calca, confusione e selfie selvaggi ad ogni passo, ora ci ritroviamo catapultati in un mondo parallelo in cui la mente e le orecchie si decomprimono e si respira pace e tranquillità.




Questo sentiero molto carino, ci conduce infatti in questo luogo ameno, separato dal resto del mondo, in cui questa piccola baita, che prende il nome dall’evidente spuntone di pietra che esce dal terreno poco più avanti, offre accoglienza e ristoro a chiunque si avvicini. Dato che è tutto così bello e che i bambini si sono messi comodi sui giochi, noi ne approfittiamo per sederci un attimo e fare una piccola merenda in tutta serenità.





Ripartiamo, seguendo il sentiero 13, in direzione Rifugio Firenze, che ci conduce ad ammirare da vicino la Piera Longia e quindi, dopo circa 15 minuti, ad un crocevia dove dobbiamo svoltare a destra, in direzione Sud, seguendo sempre le indicazioni per il rifugio appena nominato.


Anche qui il sentiero ci fa attraversare luoghi davvero particolari e tranquilli e il fatto di iniziare ad attraversare deliziosi gruppetti di conifere basse che via via diventano sempre più alte fino a condurci ai margini id un bosco, è segno che stiamo perdendo quota. Così, in un altra mezz’ora di cammino ecco che ci addentriamo nei prati dietro al Rifugio Firenze (2037 m), pieni di mucche che se la spassano beate più che distese sull’erba, distese in mezzo al sentiero!
Dato il gran calore di questa giornata e della lunga esposizione al sole, ne approfittiamo per una pausa dissetante con un paio di bottiglie di acqua fresca recuperate al banco del Rifugio!



Da lì a poco riprendiamo il nostro cammino perché non è ancora finita. Comunque, da qui seguendo il sentiero 4, è possibile, in una decina di minuti, raggiungere il Rifugio Col Raiser per scendere con la cabinovia, ma sarebbe necessario farsi bene i conti e non dipendere dal passo dei bambini che hanno bisogno dei loro tempi, dato che gli impianti purtroppo chiudono alle 17.00. Noi ovviamente tra una cosa e l’altra sforiamo sempre😂.
Quindi con molta calma proseguiamo la nostra discesa sul sentiero 1-3, che altro non è che una strada forestale ben battuta che consente l’accesso ai gestori del rifugio con l’auto. La prossima tappa è la Baita Sangon, che raggiungiamo in 20 minuti ma non ci soffermiamo e proseguiamo sempre in costante discesa, in alcuni tratti un po’ provanti per le ginocchia. Dopo un’altra mezz’oretta di cammino superiamo anche Baita Pramulin, ma ormai la luce del sole che tramonta inizia a colorare tutto di arancione e il parcheggio della cabinovia che abbiamo preso stamattina, ormai è alla nostra portata. Infatti, ancora pochi passi e finalmente possiamo meritatamente appoggiare gli zaini e levare gli scarponi!







Anche oggi, nonostante la lunghezza e il dislivello in discesa, i nostri piccoli scalatori si sono dimostrati veramente bravi, e nonostante la fatica sono stati tutti orgogliosi di aver fatto questo trekking che li ha portati così in alto a vedere così da vicino delle punte così maestose.

Anche a noi, come ogni trekking, anche questo rimarrà scolpito nella nostra memoria per sempre: i colori, le sensazioni, le fatiche, le emozioni, tutte cose che porteremo con noi dentro al nostro zaino nei prossimi trekking e nella vita di tutti i giorni!
