Lungo il sentiero Federico-Augusto per trascorrere una notte al Rifugio Alpe di Tires

Oggi vi racconteremo di un’esperienza unica, che molto probabilmente rimarrà per sempre scolpita nella testa e nei cuori di tutti noi. Come avrete sicuramente già capito dal titolo, parleremo di un trekking della durata di due giorni, il cui obiettivo principale era quello di fare trascorrere ai nostri bambini la loro prima notte in rifugio. La decisione di fare quest’esperienza non è stata fatta con larghissimo anticipo, sono sincero, però tra tutti i trekking papabili per fare la notte in rifugio, questo è stato quello che fin da subito ci ha maggiormente attirato per questo tipo di esperienza, soprattutto con i più piccoli. Innanzitutto era da molto tempo che covavamo il desiderio di raggiungere il Rifugio Alpe di Tires, in secondo luogo, la gran conoscenza del sentiero Friedrich-August ci ha tolto buona parte dei dubbi che avremmo potuto avere sul tracciato da affrontare. Poi devo dire che siamo anche stati molto fortunati a trovare gli ultimi letti disponibili in rifugio, un perfetto allineamento di situazioni che ci ha regalato due giorni da pelle d’oca. Ora bando alle ciance, è il momento di partire!

Cartografia: Tabacco 1:25000, Foglio 06

Partenza: dalla stazione di valle della Funivia del Col Rodela a Campitello di Fassa.

Tappe intermedie: Rifugio Des Alpes (2400 m), Rifugio Friedrich-August (2298 m), Rifugio Pertini (2300 m), Rifugio Sasso Piatto (2300 m), Rifugio Alpe di Tires (2440 m), Baita Lino Brach (1856 m), Rifugio Micheluzzi (1860 m).

Arrivo: Stazione di valle della Funiva del Col Rodela a Campitello di Fassa

Distanza totale percorsa: 12 km il primo giorno; 8 km il secondo giorno.

Dislivello: +570 m; -510m il primo giorno; +10m; -610m il secondo giorno.

Tempo: 6 ore e mezza soste incluse il primo giorno; 3 ore e mezza soste incluse, il secondo giorno.

Difficoltà: Medio (E)

Percorribile con bambini: Sì purché abituati a camminare, quindi raccomando passo sicuro e spedito per non perdere troppo tempo lungo il percorso (dai 5 anni in su). Sconsiglio di fare questa esperienza con bambini che non camminano, quindi meglio evitare di viaggiare con bambini nello zaino porta bimbi.

Tipo di fondo: il primo giorno si svolge lungo un sentiero sempre ben battuto, principalmente tagliando trasversalmente, prima il versante sud del Sasso Piatto e poi sotto alle creste di Siusi, ma sempre su terra battuta mista a sassi. Non ci sono mai tratti esposti e/o difficoltosi. Dal Passo Duron per salire al rifugio Alpe di Tires e poi la discesa lungo la Val Duron è sempre su strada forestale larga.

GIORNO 1 – Lungo il Sentiero Federico-Augusto verso il Rifugio Alpe di Tires

Ci troviamo di buon mattino alla stazione di valle della funivia del Col Rodela a Campitello di Fassa che ci porterà in quota per iniziare il nostro trekking. Da quest’anno il parcheggio della funivia è a pagamento, ma se si usufruisce della funivia, passando lo skipass in fase di pagamento all’uscita, non si paga. Se dovete stare fuori una notte come nel nostro caso, vi consiglio di fare così: parcheggiate la macchina nel parcheggio libero la cui entrata è a fianco di quello a pagamento e poi, in fase di acquisto del biglietto per la funivia, avvisate le ragazze alla cassa che dovrete lasciare l’auto parcheggiata anche la notte e vi forniranno un permesso da esporre sul cruscotto dato che dalle 00.00 alle 08.00 c’è divieto di sosta.

Espletate queste importantissime pratiche per non dover pagare due giornate intere di parcheggio (circa 20 euro), nonostante il tempo non dia alcun accenno a voler migliorare, saliamo al Rifugio Des Alpes (2400 m) con una delle prime gondole in partenza.

Si sale!

Una volta scesi dalla stazione di monte, il paesaggio risulta essere totalmente diverso da quanto visto nei nostri precedenti trekking (qui e qui le due descrizioni dettagliate).

Eccoci al Rifugio Des Alpes

Per prima cosa il cantiere per la costruzione della nuova funivia fa il suo colpo d’occhio, poi le nuvole che coprono e ingrigiscono tutto fanno il resto. Ovviamente quando salite qui sopra dovete sempre tenere conto del vento, forte e freddo.

Il meteo oggi non ci è proprio amico, la vista da qua su ce la ricordavamo molto più bella!

Ma noi, nonostante l’unica cosa visibile sia il livello su cui corre il sentiero, non ci abbattiamo e ci incamminiamo lungo la ripida via che ci fa scendere a 2318 m di Forcella Rodela e poi, svoltando a sinistra, al Rifugio Friederich-August, preso d’assalto, ahimè, a causa del fenomeno social “bomboloni”.

Li dietro dovrebbe esserci il Sasso Piatto…proseguiamo lo stesso!

Nonostante la calca, riusciamo a strappare qualche foto ai bellissimi Yak al pascolo sul prato li vicino e in men che non si dica lasciamo tutta questa confusione alle nostre spalle e ci addentriamo nel vivo del sentiero Friedrich-August alla volta del Rifugio Pertini.

Gli Yak al pascolo
Si inizia a far sul serio!

I dettagli e un’idea del panorama che si può ammirare da questa posizione, ve la siete già fatta nei link che ho messo sopra, quello che interessa adesso è che in meno di un’ora, su un bel sali-scendi, riusciamo a raggiungere il Rifugio Pertini. Nonostante la partenza di buon mattino e nonostante il meteo incerto, l’affollamento sul sentiero è importante. In questi casi quindi, soprattutto in presenza di bambini, raccomando sempre prudenza e di rispettare sempre i propri ritmi. Se ci si sente pressati alle spalle, non deve essere un fatto di umiliazione cedere il passo a chi ci segue e non ci si deve sentire di intralcio se si necessita di fare una sosta, magari per fare un cambio di indumenti, soprattutto in una giornata come questa in cui appena il sole riesce a bucare una nuvola si può percepire un’innalzamento anche di 10°C della temperatura.

Dopo una breve sosta per ricaricarci un po’ con delle barrette energetiche, ci rimettiamo subito in cammino, ora alla volta del Rifugio Sasso Piatto. Da qui in poi la calca di persone va via via scemando, frutto della ovvia selezione che ad un certo punto si viene a creare tra chi esegue trekking lunghi e chi predilige una passeggiata medio-breve. Questo tratto presenta una salita un po’ più decisa rispetto a quanto percorso in precedenza e regalerebbe scorci fantastici se non fosse per le nuvole, tanto che si inizierebbe a pregustare la bellezza dell’Alpe di Siusi grazie ai Denti di Terra Rosse e allo Sciliar, col suo meraviglioso e caratteristico Corno Santner, ma questa volta ci tocca lavorare di immaginazione.

Per fortuna che un bel gruppetto di Stelle Alpine si palesa ai nostri occhi sul bordo del sentiero e ci rende più gioiosi.

Sempre una grande gioia trovare le Stelle Alpine!

Dopo 40 minuti di cammino dal Rifugio Pertini, scavalliamo il punto più alto di questa prima parte di trekking (2360 m) e da qui in avanti proseguiamo tendendo a scendere. Da lì a poco raggiungiamo il bivio che ci farebbe ulteriormente scendere a Malga Sasso Piatto (2248 m) ma per preservare le gambe dei nostri piccoli avventurieri decidiamo di restare in quota e proseguire senza indugi.

Potremmo scendere a Malga Sasso Piatto, ma preferiamo proseguire sulla via alta verso il Rifugio, più in fondo.

Così dopo altri 40 minuti di cammino eccoci al Rifugio Sasso Piatto, sempre bellissimo, caloroso e accogliente. Un po’ di foto in giro e uno sguardo ammirato a chi tenta di risalire la Normale per la cima del Sasso Piatto tra le nuvole; sono le 11.35, non c’è molta gente e quindi ne approfittiamo: entriamo e ci sediamo per il pranzo!

Finalmente ecco il Rifugio Sasso Piatto!

Sono passati più di 5 anni ormai dall’ultima volta che ci siamo fermati qua a pranzare e devo essere sincero, il ricordo di quella volta è rimasto indelebile nei minimi dettagli, nei colori, nei sapori e nei profumi. Devo dire che l’attesa e il tempo trascorso da allora non hanno tradito le aspettative: anche questa volta il pranzo si è rivelato un successone!

Ci prendiamo il nostro tempo per riposarci e ricaricare le pile, ma non ne approfittiamo troppo: siamo a metà del trekking, davanti a noi ci sono ancora 2.30-3 ore di cammino, è meglio non perdere l’onda buona dei bambini e quindi ci rimettiamo in marcia.

Da qui in poi si segue il sentiero 4-594 come lo troverete segnato sulla carta, 4 come viene indicato sulle tabelle lungo la via, che parte dal retro del rifugio e ci conduce su bellissimi pascoli verdi ad ammirare dall’alto la bellissima Alpe di Siusi in tutta la sua interezza (Vi consiglio di andarvi a leggere le nostre avventure in Alpe di Siusi qui, vi catturerà!).

Nonostante qualche tratto in salita, prevalentemente il sentiero tende a scendere e scorre orizzontale prima sulla cresta delle Eures de Fascia e poi aggira la Palacia (2351 m) fino a farci guadagnare l’omonima sella. Da qui, alla nostra sinistra, complici le nuvole che finalmente iniziano a diradare, la vista si fa spettacolare sulla Val Duron che scorre parallela sotto di noi, confinata a nord dal Catinaccio di Antermoia. Proseguiamo costeggiando a sud la Cresta di Siusi, tenendo gli occhi puntati, di fronte a noi, sui Denti di Terra Rossa, che passo dopo passo si avvicinano sempre di più. Scendiamo dunque al Passo Duron (2168 m), punto più basso toccato dall’inizio del trekking. Da quando siamo partiti dal Rifugio Sasso Piatto, è passata circa un’ora e mezza (direi che siamo stati molto bravi!) e il sentiero non ci ha mai dato pensieri per esposizioni o tratti troppo stretti, anzi, in alcuni casi il sentiero si è rivelato ben più largo e agevole di quanto la carta non indicasse.

Ora da qui il gioco si fa duro: dobbiamo arrivare ai piedi dei Denti di Terra Rossa, dove c’è il Rifugio Alpe di Tires ad aspettarci a 2440 m. Quindi dobbiamo raccogliere tutte le energie rimaste e puntare al traguardo. Il sentiero ora è una strada forestale larga, sempre in salita, con tratti davvero accentuati, ma il panorama che ci circonda si fa via via sempre più strepitoso e le nostre gambe non vedono l’ora di vedere cosa ci sarà dietro alla prossima curva o dietro al prossimo pianoro.

Pecore al pascolo

Ci lasciamo quindi inghiottire nello stretto imbuto scavato dal torrente Duron ai piedi del Monte Spiz (2684 m) alla nostra sinistra e curva dopo curva ci avviciniamo sempre di più ai Denti di Terra Rossa che ci ricordano un po’ i piruli che si fanno al mare con la sabbia e l’acqua facendola scivolare lungo le dita chiuse a mò di sac-a-poche.

Questa strettoia ci inghiotte in un mondo incantato
Ormai siamo proprio vicini

Nonostante alcuni tratti superino il 25% di pendenza non molliamo e cerchiamo di restare uniti fino alla fine, ormai ci siamo, stiamo mettendo i piedi sulle ultime curve. Ecco una palina e subito dopo, sbucare da una montagnola erbosa, il fatidico e famosissimo tetto rosso scarlatto del Rifugio Alpe di Tires!

Finalmente giunti alla meta!

Che impresa per i nostri bambini, tanto che ci viene spontaneo stringerci in un grande abbraccio!

Il rifugio sorge proprio sul passo da cui prende il nome, incastonato tra le rocce verticali e tinta ocra dei Denti di Terra Rossa, verso Nord e a Sud dalla parete argento del gruppo delle Cime del Principe. Dietro, verso Ovest, scende la Valle di Ciamin verso Lavina Bianca e Tires, mentre un po’ più su il sentiero 4 prosegue per salire in groppa allo Sciliar, verso il Rifugio Bolzano (2450 m).

Ecco il tanto desiderato Rifugio Alpe di Tires!

Entriamo nel rifugio, bellissimo anche negli interni e veniamo accolti calorosamente e subito veniamo messi a nostro agio. La camera, spartana con i letti a castello come è giusto che sia a queste quote, ci da la possibilità di sistemarci per la cena.

Dopo una bella doccia calda (a pagamento, chiaro) ci godiamo le ultime ore di luce del pomeriggio seduti sulle panche all’aperto sorseggiando soddisfatti un buon aperitivo.

In poco tempo le nuvole salgono veloci dalla Valle di Ciamin ma ormai è ora di cena ed entriamo nella bellissima e modernissima sala dove ci vengono servite con gentilezza le buonissime pietanze del ricco menù. Fuori dalle finestre ormai siamo avvolti completamente dalle nuvole ma a noi interessa ormai poco e l’atmosfera tipica della serata in rifugio fatta di racconti, battute e giochi seduti attorno al tavolo inizia ad pervadere tutti gli ospiti.

Pronti per la cena!

La stanchezza si fa però sentire e il buio ormai è sempre più fitto. Giusto il tempo di uscire un attimo a gustare da lontano l’atmosfera serale di questo luogo magico e poi via sotto le coperte, domani ci aspetta la camminata per tornare a valle.

Vista notturna del rifugio
Altro punto di vista notturno
GIORNO 2 – Dal Rifugio Alpe di Tires verso il Rifugio Micheluzzi attraverso la Val Duron

Visto che la notte è andata bene e i bambini si sono adattati senza problemi ai nuovi letti, con mia moglie decidiamo di lasciarli dormire e di seguire quell’irrefrenabile impulso di uscire presto a vedere l’alba. Così eccoci che alle 5.30, con il caldo del letto trattenuto ancora dai nostri gusci antivento, usciamo dal rifugio in punta di piedi a godere di un inaspettato e unico spettacolo, fatto di colori, luci e ombre che mutano ad ogni battito di ciglia. Ci siamo solo noi due e tutto ciò adesso è solo per noi!

Facciamo quindi rientro dove piano piano la vita nel rifugio riprende e da li a poco inizieremo a riattivarci del tutto anche noi e la nostra ciurma.

Scendiamo quindi per la colazione, un’ottimo e ricco buffet internazionale degno di un qualunque hotel in valle e ci apprestiamo quindi a completare gli ultimi preparativi per rimetterci in marcia.

Riallacciati gli scarponi e re infilati gli zaini, paghiamo il conto e salutiamo ringraziando tanto per l’ospitalità, quindi ci intratteniamo ancora un po’ per ammirare il mare di nuvole sulla Val di Ciamin e le prime marmotte che sbucano furtive dalle loro tane nei prati li vicino. Oggi il cielo sopra di noi è limpido!

Ancora un paio di foto e due tre sguardi per portare a casa il più possibile di questo luogo e ci rimettiamo in marcia, completamente in discesa, sul sentiero percorso ieri all’andata.

Ci giriamo per l’ultima volta!

Sebbene molti tendano a sminuire la discesa e a non prestare le giuste attenzioni, nel percorrere questo sentiero al contrario raccomando di fare molta attenzione per la grande pendenza. Per prima cosa l’utilizzo dei bastoncini da trekking può sicuramente alleviare l’eccessivo carico dalle ginocchia, dopo di che se dovete guardare il paesaggio e le marmotte, fermatevi, l’inciampo è sempre dietro l’angolo.

In discesa verso Passo Duron

Scendendo verso Passo Duron, nei prati ai lati del sentiero, possiamo ammirare dapprima deliziose marmotte che giocano o che lottano tra di loro per la difesa del territorio, poi ci imbattiamo in un bel gruppo di asini e poi di cavalli.

Dal Passo quindi, proseguiamo la nostra discesa sul sentiero 532 che ci porta nel cuore della incantevole Val Duron, dove non smettiamo di guardarci attorno per la meraviglia del posto.

Arrivati al Passo Duron

Dopo circa un’ora di cammino, dopo aver passato Malga Docoldaura (chiusa la pubblico), la pendenza si fa sempre più dolce e il sentiero sempre più piacevole così che la tensione iniziale che era nelle gambe va via via sciogliendosi e continuiamo con passo di piacevole passeggiata, avvolti nel verde dei prati, accompagnati, alla nostra destra, dal torrente Duron, fino alla Baita Lino Brach.

In discesa lungo la Val Duron fino alla Baita Lino Brach

Qui ci intratteniamo un po’ per una piccola merenda/aperitivo e poi concludiamo il percorso raggiungendo da li a poco il Rifugio Micheluzzi dove ci fermiamo per il pranzo.

Il Rifugio Micheluzzi
Ancora uno sguardo li in fondo a cercare il tetto rosso con un po’ di malinconia

Giunti fino qui, conoscendo la tipologia di sentiero che porta a Campitello, non ci sembra il caso di chiedere oltre ai nostri piccoli escursionisti, per non lasciare nella loro memoria solo la fatica per aver affrontato questa ultima impervia discesa. Quindi ci godiamo ancora un po’ il panorama della Val Duron con sullo sfondo i Denti di Terra Rossa, quasi increduli di aver passato la notte proprio li sopra e saliamo a bordo di una navetta che ci accompagna comodamente nei pressi del centro di Campitello, da dove in pochi minuti e altri pochi passi riusciamo a raggiungere la nostra auto, pronti per fare ritorno alla base!

Che esperienza pazzesca! Con noi resterà per sempre tutto di queste due giornate, le sensazioni, i profumi, le emozioni e i colori. Speravamo di trascorrere due bei giorni ma non ci aspettavamo di viverne due così magici!

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