L’Alta Badia ci piace molto e ogni volta ci cattura. Ma sappiamo che seppur così piccolo, è un territorio dalle mille facce che nasconde in ogni angolo tesori unici. Oggi abbiamo deciso di affrontare questo trekking anche se un po’ impegnativo, proprio per scoprire un nuovo punto di vista di questo luogo meraviglioso e del suo affascinante Parco Nazionale del Puez-Odle.
Cartografia: Mappa Tabacco 1:25000, Foglio 07
Partenza: dal parcheggio della cabinovia Col Pradat a Colfosco che porta a Utia Col Pradat (2038m)
Tappe intermedie: Al ritorno, Utia Edelweiss (1832m)
Arrivo: Rifugio Puez (2475m)
Distanza totale percorsa: 10,9 km
Dislivello: +540m; -840m;
Tempo: 8 ore incluse le soste
Difficoltà: Medio avanzato (E)
Percorribile con bambini: Per i bambini, in questo trekking, il nemico più grande è la lunghezza del percorso, quindi dovete valutare le capacità e la resistenza dei vostri piccoli. Per quanto riguarda l’esposizione, la salita che porta alla Forcella Ciampei può impressionare dal basso ma percorrendola ci si rende conto che non è niente di che, così come il piccolo tratto che conduce alla strettoia tra le rocce che ci farà sbucare sull’altopiano che ci condurrà a destinazione. La maggior parte del dislivello è concentrato in due tratti nella prima metà del percorso, mentre il resto è ben distribuito sulla lunghezza del sentiero. Quindi ricapitolando: se i vostri bambini sono abituati a camminare si può fare anche dai 4 anni in su, se sono piccoli e siete abituati a camminare con lo zaino portabimbi va benissimo, ovviamente è impossibile da praticare con il passeggino da trekking in quanto ci troviamo su un sentiero prettamente alpino.
Tipo di fondo: dalla partenza all’arrivo il sentiero è sempre ben segnato, a volte più largo, a volte più stretto, ma sempre ben battuto. Ovviamente siamo tra i 2000-2400m di quota, quindi la connotazione è, come detto in precedenza, di un sentiero prettamente alpino.
Di buona mattina partiamo con l’auto alla volta di Colfosco con l’obiettivo di giungere alla cabinovia a ridosso dell’orario di apertura per trovare un posto dove parcheggiare nel piccolo parcheggio e poi per evitare troppa calca all’imbarco e sul sentiero. Nonostante qualche rallentamento di troppo scendendo dal Passo Campolongo verso Corvara, riusciamo nel nostro intento garantendoci un posto auto senza dover rischiare di prendere multe.
Una volta calzati gli scarponi e caricati in spalla gli zaini, saliamo nella cabinovia che velocemente ci porta a Utia Pradat a 2038 m di quota.

Qui il panorama è subito una meraviglia: siamo di fronte al Gruppo del Sella dove vediamo la cabinovia che sale alla Utia Lago Boè. Subito dietro il ghiacciaio della Marmolada, sempre spettacolare, fa da cornice. Spostando lo sguardo verso Est, alla nostra sinistra incrociamo subito i verdissimi prati del Pralongià e dietro ad essi il Pelmo (3168 m) e il Civetta (3220 m). Immediatamente dietro a noi, imponente, il Sassongher (2665 m) che domina Corvara.


Dopo aver fatto il consueto timbro sul nostro passaporto delle Dolomiti siamo pronti per partire. Seguiamo la strada, che ricalca nel primo tratto la pista da sci invernale e ci porta giù fino all’attacco col sentiero 4A dove ci sono le indicazioni per Utia Puez e il singolare accorgimento di tenere a guinzaglio i propri cani perchè in questa zona ci sono molte pecore.


Procediamo per un piccolo tratto all’ombra, coperti da dei latifoglie, per poi uscire al sole e ritrovarci a camminare affiancati da un’immensità di pini mugo. Inoltre il sentiero costeggia il versante Ovest del Sassongher e da qui la vista è spettacolare. Dietro di noi infatti abbiamo la Val de Mesdì che sale potente da valle fino aal Rifugio Boè a 2871 m, di fronte a noi, il Sas Ciampac (2672 m) che forma, assieme al Sassongher e all’altopiano del Puez, L’Val che culmina alla Forcella de Ciampei (2366 m)


Dopo circa 40 minuti di camminata abbastanza tranquilla, raggiungiamo la congiunzione col sentiero 4 che scende da Utia Forcelles, quindi si inizia risalire L’Val, lungo il sentiero 4. Questo è il primo tratto che richiede un po’ di pazienza con i più piccoli, il dislivello infatti si fa sentire, salendo attraverso qualche gradinetto di roccia. Raggiungiamo in pochi minuti un bel capitello dedicato a Sant’Antonio con Gesù Bambino e qui la nostra pausa viene deliziata da alcune pecorelle che incuriosite sono scese a controllarci.




Lasciate le pecore, riprendiamo il cammino, sempre in salita, fino a raggiungere il bivio con il sentiero 7 che, alla nostra destra, ci porterebbe sulla cima del Sassongher. Proseguiamo dunque, sul sentiero 4 e subito le nostre fatiche vengono smorzate da delle bellissime stelle alpine cresciute tra le rocce a fianco del sentiero che non possiamo fare a meno di fermarci ad ammirare.

Terminata la salita, dopo circa 1 ora e 30 di cammino dalla partenza, ci troviamo all’interno di un bellissimo anfiteatro di roccia che ci conduce verso la Forcella de Ciampei e ci lascia immaginare quale sarà l’ambiente che troveremo una volta saliti.



La salita alla forcella richiede ancora uno sforzo, la pendenza qui si fa sentire ma una volta raggiunta la soddisfazione è tanta sebbene ci troviamo soltanto a più o meno la metà del nostro tragitto. Qui possiamo già ammirare il Piz de Puez (2846 m) e il Piz Duleda (2909 m) che cadono a strapiombo nella sottostante Vallunga.



Dopo una piccola pausa ripartiamo belli carichi, sapendo che la fatica più grossa è stata fatta. Ora uno stretto collegamento ci conduce ad una strettoia fra le rocce che con degli scalini di legno ci porta totalmente in quota su un altopiano a dir poco meraviglioso, fatto di roccia bianca puntinata da erba verdissima: è l’altopiano della Gardenaccia. Alla nostra sinistra, sotto ai nostri piedi, mano a mano che avanziamo, diventa sempre più grandiosa la Vallunga che ci fa scendere con lo sguardo in Val Gardena e quindi ci fa risalire fino all’Alpe di Siusi fino a sbattere sull’imponente Sciliar.



Ora siamo tutti più carichi e la meta non è più così lontana. Infatti anche i più piccoli hanno cambiato passo e le piccole salite sopra le rocce non fanno più paura a nessuno. Avanziamo dunque spediti, ammirando tutto quello che ci circonda fino a che non scorgiamo le bandiere del rifugio, ci siamo! Svoltiamo seguendo il sentiero ed eccolo li, in un paesaggio surreale, sotto al Col de Puez (2725 m) dall’aspetto per alcuni tratti sabbioso come una duna del deserto.




Dalla forcella a qui abbiamo impiegato un’ora di cammino, ora ci sediamo su questo bellissimo prato e mangiamo il nostro meritato pranzo al sacco!
Qui la gente è tanta ma ci avevano avvertiti che ci sarebbero state anche le pecore…e infatti eccole!

Fortunatamente il meteo è molto bello, qui possiamo godere di un momento un po’ più lungo del solito di svago e relax, oltre che ad assaggiare un buon dolce del rifugio😋.

Dopo aver abbracciato, messo nel cuore e fotografato tutta questa meraviglia, ci rimettiamo in cammino, sempre sulla via dell’andata, con il Pelmo e il Civetta sullo sfondo, che ci fanno compagnia.


In un’ora giungiamo alla Forcella Ciampei e in un’altra ora di cammino raggiungiamo il capitello di Sant’Antonio e quindi il bivio col sentiero 4A che ci riporterebbe a Utia Pradat. Oggi però ce la siamo presa comoda e la cabinovia è già chiusa, quindi scendiamo alla macchina a piedi seguendo il sentiero 4 che ci immette sul larghissimo fondo della pista da sci ora ad uso di pascolo per mucche e cavalli.


Data la pendenza, in breve raggiungiamo Utia Edelweiss dove riusciamo a fare una merenda rigenerante prima della sua chiusura. Dopo aver salutato anche gli asinelli, riprendiamo la discesa verso il parcheggio che prosegue su strada asfaltata abbastanza ripida quindi fate attenzione a non scivolare proprio adesso!



Finalmente eccoci al punto di partenza. Sicuramente è stata una giornata impegnativa ma ne è valsa la pena e questo trekking rimarrà per sempre nel cuore di tutti, anche questa volta abbiamo attraversato luoghi inimmaginabili e unici rispetto a quanto visto finora.

