Percorrendo l’Alta Via n.1 – da Malga Framont al Rifugio Carestiato

Oggi ci dedicheremo alla scoperta delle Dolomiti Agordine, cercando una montagna molto differente da quella turistica, in stile luna park, che incontriamo nelle più rinomate valli del Trentino Alto Adige. Quella montagna pura a cui siamo stati abituati da bambini sulle alte vie di confine della Carnia, che con una mano ci prende ma con l’altra ci restituisce e che sa farci emozionare ad ogni passo, ad ogni sguardo, ad ogni respiro. Tutto questo senza fare troppi km in auto, restando vicini a casa, per far vedere che anche questo nostro bellissimo territorio ha molto da dire.

Cartografia: Mappa Tabacco 1:25000, foglio 025

Partenza: Malga Framont (1575 m)

Tappe intermedie: Nessuna

Arrivo: Rifugio Carestiato (1834 m)

Distanza totale percorsa: 8,9 km

Dislivello: +340 m; -350 m

Tempo: 5 ore A/R, soste escluse

Difficoltà: Facile/Medio (E)

Percorribile con bambini: Questo trekking è percorribile con bambini abituati alla montagna e all’ambiente dolomitico in genere, in fatti anche nel tratto iniziale ci sono alcune pendenze un po’ ostiche e il tratto di Alta Via n.1 che porta al rifugio non è un sentiero largo in stile Alta Badia. Ciononostante non presenta mai tratti pericolosi o esposti. No passeggino da trekking, sì con zaino portabimbi.

Tipo di fondo: Prettamente alpino, si passa da fondo erboso, misto pietre, al classico sentiero battuto in mezzo al bosco sotto gli abeti per poi passare al tipico sentiero stretto su rocce.

Il nostro punto di partenza, la Malga Framont, si raggiunge partendo, in automobile, dalla piazza di Agordo, in direzione dell’ospedale. Giunti di fronte all’ingresso del Pronto Soccorso, si segue la strada in salita in direzione delle frazioni Rif e Colvignas. Tra i cartelli stradali comunque è presente anche l’indicazione, su cartello marrone, per Malga Framont.

Da qui, si procede in costante ascesa, seguendo i vari tornanti. Si raccomanda di prestare attenzione perchè la strada dapprima è larga e agevole, poi, una volta passato Rif si fa via via sempre più stretta. La zona adiacente alla Malga è ricca di colli con boschi e prati nei quali buona parte degli agordini possiedono fienili, rimesse, baite e/o tabià, che vengono raggiunti o con la mitica Ape Piaggio oppure, in caso di trasporti pesanti, con trattori di ogni sorta e dimensione. Per questo motivo il mio consiglio è quello di salire di buon mattino per evitare di incrociarsi con mezzi di grossa taglia che in alcuni tratti potrebbe essere veramente un problema, sia per la strettezza che per la pendenza della strada.

Dopo 20 minuti, abbiamo percorso circa 7 km, eccoci arrivati a Malga Framont dove è possibile parcheggiare l’auto nei diversi spiazzi che troviamo nelle sue vicinanze.

Una vista di un'abitazione rurale circondata da alberi e montagne, con una strada che conduce verso la casa.
Ci avviciniamo a Malga Framont

Dopo aver espletato i classici preparativi, zaino in spalla, siamo pronti per partire. Il sentiero non è difficile da imboccare, infatti c’è solo quello, il n. 552, che segue naturalmente la strada da cui siamo arrivati, passando tra la stalla e la malga stessa. In questi casi si raccomanda sempre di salutare i malgari (è buona educazione visto che siamo a casa loro), di tenere vicini i bambini in caso di bestiame o cani liberi e magari (al ritorno può essere un bella idea) fermarsi alla malga per una merenda o per acquistare qualche prodotto caseario di produzione propria.

Superata l’area interessata dalla malga, si supera una sbarra di metallo e proseguiamo sul sentiero ben battuto e largo che sale via via con decisone.

Sentiero montano circondato da alberi verdi e una grande parete rocciosa in lontananza.
Si parte in direzione Nord, verso la Moiazza Sud

Anche se la giornata non è delle migliori e qualche goccia di pioggia alla partenza l’abbiamo presa, ci troviamo in un bellissimo terrazzo, avvolto a Nord a mo’ di anfiteatro dalla maestosa parete sud delle Moiazza Sud (2878 m), da cui è possibile scorgere una bella vista sul Tamer (2496 m), sul San Sebastiano (2488 m) e sulla Cima di Pramper (2409 m). A sud inoltre la vista spazia fino sul versante nord delle Dolomiti Bellunesi, tra cui la Schiara.

Panorama montano con alberi verdi e cime rocciose sullo sfondo sotto un cielo nuvoloso.
Scorci Sul San Sebastiano, il Tamer, la Cima Pramper e le altre cime bellunesi più lontane

Procediamo attraversando bei prati caratterizzati da tipiche fontanelle e poi saliamo con decisione su un versante un po’ fangoso, passare di qui dopo una nottata di pioggia non è il massimo. Entriamo dunque nel bosco, dove scorgiamo subito, tra gli aghetti dei larici delle belle amanite muscarie, dal caratteristico cappello rosso a puntini bianchi (guardare ma non toccare mi raccomando, è un fungo velenoso!)

Si procede sempre in salita e il sentiero è sempre ben segnato e battuto per circa un’ora fino ad incontrare un bivio. Le tempistiche, ovviamente, sono col passo dei bambini, se siete solo adulti in mezz’ora questo tratto si percorre tranquillamente.

Qui un cartello ci indica che siamo arrivati ai Cantoi de Framont, 1788 m, e troviamo le indicazioni, procedendo a sinistra, per la Lastia e il Montalt de Framont, mentre a destra si prosegue, su sentiero 554, parte dell’Alta Via n.1, per il Rifugio Carestiato.

Svoltiamo dunque a destra, siamo arrivati in quota ed ora il sentiero si fa un po’ più pianeggiante, sempre con leggeri sali-scendi, ma mai con strappi impegnativi.

Da qui la traccia è stretta e ci obbliga a camminare in fila indiana. In prima battuta camminiamo sotto il bosco e attraverso dei bei agglomerati di pini mughi, poi il paesaggio si apre su una pietraia, sempre punteggiata da conifere basse dove il tracciato ci porta a costeggiare, alla nostra sinistra, la parete verticale della Moiazza. Alla nostra destra, invece, è possibile continuare ad ammirare i versanti Nord delle Dolomiti Bellunesi.

Panorama delle montagne con boschi verdi e nuvole nel cielo.
Panoramica sulle Dolomiti Bellunesi, in fondo a sinistra con un po’ di attenzione si riesce a vedere anche la Gusela del Vescovà

Si cammina in questo paesaggio per circa un’ora, stando abbastanza in quota, facendo attenzione a qualche variante del percorso, resa necessaria da alcune frane e smottamenti. Non preoccupatevi perchè il tutto è ben segnato con i classici segnavia bianchi e rossi, ma comunque il tracciato è facilmente percorribile, in gergo aeronautico, con “navigazione a vista” quindi si riesce sempre a rimanere sulla via giusta.

Sentiero montano con vista su boschi e vette alpine sotto un cielo nuvoloso.
Camminando sul tratto prevalentemente roccioso

Dopo aver percorso questo bel tratto roccioso, il sentiero ci porta all’interno di un fitto boschetto di conifere, alla sommità del quale possiamo già vedere sbucare il tetto del rifugio.

Ancora qualche zig-zag e una leggera salita ed eccoci finalmente sbucare affianco al Rifugio Carestiato, siamo a 1834 m.

Escursionisti che camminano su un sentiero montano circondato da alberi e rocce.
Ci stiamo quasi per addentrare nel boschetto

Posto su un’altura da cui è possibile ammirare la conca agordina e il versante Este del Monte Agner sul quale sono facilmente riconoscibili Frassenè e Voltago Agordino, alle spalle siamo pressati dall’imponente parete della Moiazza Sud, la cui cima è raggiungibile attraverso la Ferrata Costantini, l’attacco è poco dietro al rifugio, che viene definita dagli alpinisti più esperti come la ferrata più difficile delle Dolomiti.

Vista di un rifugio in montagna con finestre con persiane rosse e una terrazza in legno, circondato da montagne. Il cielo è nuvoloso.
Il Rifugio Bruto Carestiato con alle spalle la parete della Moiazza Sud (Pala delle Masenade)
Due escursionisti con un cane osservano il panorama montano, circondati da alberi e una vista sulle cime delle montagne sotto un cielo nuvoloso.
Vista sulla Conca Agordina

Dopo aver ammirato, nonostante il tempo grigio, il panorama, ci rechiamo sul retro del rifugio, dove c’è un bello spiazzo pianeggiante, con pietre e tronchi, dove è possibile pranzare al sacco senza disturbare davanti all’ingresso.

Dopo un po’ di riposo e un buon caffè preso al banco del rifugio, ci rimettiamo in marcia per tornare verso la malga.

Dopo aver fatto le corrette valutazioni sulla mappa, decidiamo di imboccare il sentiero 548, ben visibile di fronte al rifugio il cartello che indica la direzione verso Agordo. Percorrendolo tutto infatti, si scenderebbe direttamente in centro.

Cartelli stradali in legno indicanti sentieri di montagna, con vista panoramica sulle montagne e nuvole nel cielo.
Il cartello per il sentiero 548

Il sentiero scende subito deciso in mezzo al bosco e dopo aver percorso circa 500 metri ci ritroviamo giù di circa 100 m, indicato dal cartello che troviamo al bivio che si presenta di fronte a noi. Siamo a Campivie, a 1710 m, e da qui svoltiamo a destra, seguendo il cartello per Malga Framont.

Cartelli segnaletici in legno nel bosco, indicano diverse direzioni: S. dei Pass, Cas. Fr. Amont e Campivie.
Al bivio di Campivie

Questo sentiero scorre parallelo a quello dell’andata, un centinaio di metri più sotto, alternando passaggi su spazi aperti, attraverso fondo erboso o su pietraie (dai quali è anche possibile scorgere la Malga Framont) a passaggi in mezzo al bosco, dove la nostra attenzione viene attirata dalla moltitudine di finferle nascoste tra il muschio e i rami caduti.

Gruppo di escursionisti che camminano in un bosco di conifere, circondati da alberi e vegetazione verde.
Svoltiamo a destra e proseguiamo su traccia segnata

Dopo circa un’ora e mezza di cammino misto a sali e scendi, in mezzo al bosco, ci ricongiungiamo al sentiero 552 da cui siamo partiti e da qui scendiamo in tranquillità verso la Malga.

Panoramica di un paesaggio montano con prati verdi, alberi e catene montuose sullo sfondo sotto un cielo parzialmente nuvoloso.
Siamo quasi di ritorno alla Malga

Fortunatamente il meteo da un certo punto in poi ha svoltato e il sole ci ha fatto compagnia lungo tutta l’ultima parte del percorso, evitandoci così, di dover accelerare inutilmente il passo per fuggire alla pioggia.

Giunti alla Malga entriamo a far visita ai malgari per acquistare un po’ di formaggio di loro produzione (squisito!😋) e quindi ritorniamo alle nostre auto, lasciate poco più sotto, per far ritorno ad Agordo (sempre percorrendo la strada con molta cautela).

Questo trekking ci ha riportato nella vera dimensione della montagna, dove il lavoro della malga, il silenzio del bosco, i sentieri poco battuti e stretti e la roccia ruvida, fanno da padroni. Queste sono le cose che ci piacciono e che alla fine della giornata, nonostante la stanchezza, ci fanno tornare a casa con un sacco di carica.

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